Ultima modifica: 3 Luglio 2020
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“Didattica di vicinanza” l’esperienza dell’Istituto Copernico

Riportiamo l’articolo, curato da Federico Russo, che ringraziamo, “Didattica di vicinanza, l’esperienza dell’Istituto Copernico”, pubblicato nel numero di giugno de Il Giornale di Corsico.

Riferimento: Il giornale di Corsico

Link per scaricare il giornale contenente l’articolo: Giugno 2020 

Fotografia introduttiva all'articolo sulla didattica a distanza e vicinanza dell'IC Copernico, IL giornale di Corsico, giugno 2020

Se in questi mesi di chiusura le scuole italiane hanno dovuto sperimentare la “didattica a distanza”, nell’Istituto Comprensivo  Statale  Copernico di Corsico si è deciso di punta-re sulla “didattica di vicinanza”. Solo un gioco di parole? No, una precisa strategia, messa anche nero su bianco in un documento interno a cui ha lavorato collettivamente il corpo insegnante. «Didattica della vicinanza – spiega il dirigente scolastico Alberto Ardizzone – per noi significa innanzitutto esserci anche con gli studenti che faticano, non lascia-re indietro nessuno».

Questo ha portato ad esempio a usare tutti gli strumenti a disposizione, anche i più comuni come il telefono (“piccole zattere per aggrapparsi” secondo la definizione del preside), se utili per creare maggiore intimità. Certamente è stato importante estendere a tutti la tecnologia già a disposizione dell’istituto (a cominciare dal pacchetto G-suite ) e prezioso è stato l’aiuto dato a molte famiglie con la distribuzione, in comodato d’uso, di  62 tra tablet e PC portatili, ma la priorità è stata la data alla strategia. Riprodurre la vita di classe a distanza sarebbe stato impossibile.

Da questa consapevolezza è maturata la scelta di concepire gli incontri non come “lezioni online” ma “meet didattici”. Approcci diversi, a volte, come vedremo, anche orari diversi. Ne abbiamo parlato col preside e tre collaboratrici, una per ciascuno dei tre ordini di classi dell’istituto.

Scuola dell’infanzia

Qui, data l’età dei bambini (3-5 anni) è stato necessario, più che in tutti gli altri casi, definire una strategia comune con le famiglie. Molte maestre sono state disponibili anche nei weekend – racconta Isabella Bonariva – per favorire occasioni di incontro, ad esempio compleanni, utili come esperienze relazionali. Abbiamo molto utilizzato il gioco e il disegno per lavorare sulle emozioni – anche le paure – dei bambini».

Scuola primaria

Anche con gli alunni appena più gran-di si è lavorato in una prima fase sul ricostruire le relazioni dopo il trauma dell’allontanamento, tant’è vero che i primi collegamenti sono stati chiamati “meet affettivi”. Poi, gradualmente, si è pensato anche al recupero dell’apprendimento.

«Nelle classi più basse – racconta Simona Melegatti – abbiamo creato dei piccolo gruppi didattici di 7-8 bambini, meno dispersivi. Coinvolgere i genitori è stato impegnativo per noi insegnanti, ci siamo dovuti mettere in gioco per entrare nelle loro vite e nelle loro case. Lo abbiamo sempre fatto in punta di piedi». Anche i genitori hanno accettato di mettersi in gioco, come dimostrano iniziative come “favole al telefono” in cui mamme e papà dei bambini delle prime classi si sono dedicati alla lettura di una favola al giorno.

Scuola secondaria di I grado

Nella scuola con gli alunni più grandi (età della vecchia scuola media) è sta-to possibile coniugare maggiormente l’elemento relazionale con quello didattico.

È stato innanzitutto modificato l’orario tradizionale, organizzando anche lezio-ni pomeridiane. «In molte famiglie – ci dice Letizia Zanada – c’è un solo device, per quanto abbiamo cercato di venire incontro alle loro esigenze. Sentirsi dire “prof, posso stare solo 10 minuti perché poi devo lasciare il pc” è sempre molto triste». Ma, come la stessa insegnante conferma, in queste situazioni emerge anche uno spirito solidale: «Abbiamo visto studenti aiutare i professori nell’utilizzo delle piattaforme, nella normalità forse non succederebbe. Comunque, i ragazzi sono molto presenti. Durante i meet capita che ti dicano: “Non funziona il microfono, ma ci sono”. Non vogliono assolutamente sfuggire. E capita anche che ti chiedano se possono andare in bagno. È molto buffo, ma anche molto spontaneo».

Un esempio che dà bene l’idea di cosa si intenda per “didattica di vicinanza” riguarda la figura dell’insegnante di sostegno. Se, a scuola, l’alunno con difficoltà può ricorrere subito al suo aiuto, da casa è ovviamente più difficile. Per questo è stato ideato uno “sportello” virtuale, in cui l’insegnante di sostegno è periodicamente a disposizione, senza distinzione, di tutti gli alunni che hanno bisogno di supporto.

In conclusione, per il preside Ardizzone, «due sono le cose belle di questa esperienza: un senso di appartenenza più forte e l’avere gettato le basi per un lavoro comune con altre strutture». Per quanto riguarda questo secondo aspetto, è centrale la figura dell’assistente tecnico, creata dal Miur con l’obiettivo di fornire un aiuto a distanza a docenti, personale e famiglie. Il Copernico, essendo stato riconosciuto da Regione Lombardia come capofila degli istituti comprensivi di Corsico e Cesano Boscone, è “titolare” dell’assistente tecnico, in servizio anche presso gli altri istituti.

Per quanto riguarda invece il senso di appartenenza, tra le varie iniziative vale la pena segnalare l’iniziativa “Una poesia al giorno”, nella home page del sito dell’istituto. Perché la “vicinanza”, in questo periodo di emergenza, si crea anche con una pillola quotidiana di bellezza.


Numerosi sono stati gli apprezzamenti ricevuti da varie scuole sull’organizzazione della didattica a distanza/vicinanza.
In particolare, segnaliamo l’uso e riuso di decine di scuole del nostro documento “Alcune indicazioni sulla didattica a distanza” (pdf, 455 kB), che, pubblicato con licenza Creative Commons 4.0 by, resta naturalmente a disposizione di tutte le scuole interessate.




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