La chimera
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In una gelida notte di dicembre, mentre il vento sibilava minaccioso tra gli alberi del Parco Sempione e la brina ricopriva le strade del centro, la Chimera prese vita…
Ogni mille anni per colpa di una maledizione, la Chimera, infatti, risorge. Chiunque, dalla mattina alla sera di quel giorno, fosse entrato nel Museo Archeologico o fosse stato visto da lei, sarebbe stato arrostito e morso. Quando la Chimera uscì dal vaso, esso cominciò a disintegrarsi: avrebbe smesso solo quando l’animale fantastico fosse tornato al suo posto.
La Chimera iniziò a dirigersi verso il Parco Sempione e tutte le persone che la videro iniziarono a scappare e ad urlare, riuscendo così a salvarsi. Un passante rischiò più degli altri di essere incenerito ma, dopo essere stato graffiato di striscio, riuscì a scappare e a mettersi in salvo.
Al TG dissero di mettersi al riparo e di non uscire di casa perché ci avrebbe pensato la polizia a risolvere la situazione. I poliziotti continuarono ad inseguire la Chimera per più di un’ora senza successo, erano stremati dalla fatica ma, con le ultime forze, riuscirono ad attaccarla. Eppure, il mostro non morì ed una volta che se ne furono andati via tutti, quando fu sicura che in giro non ci fosse più nessuno, aprì gli occhi. Si svegliò tranquilla e con un nuovo obiettivo: distruggere la città di Milano.
Arrivò finalmente il tramonto e la Chimera stava esaurendo i suoi poteri. Decise di tornare in museo per l’ultima missione: distruggere il vaso romano più antico, prestigioso e in buono stato del mondo. Ma, a quel punto, il suo sguardo venne attratto dal suo vaso, ormai quasi completamente polverizzato. La forza di attrazione delle ceneri era, però, tanto forte da ipnotizzare l’animale che, stanco di sforzarsi, si lasciò andare e rientrò nel vaso.
Ora Milano era salva per altri mille anni!
Scritto da Elena Gioffrè, Fabrizio Laureano
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