I giornalisti riflettono: Scuola come costrizione o scuola come libertà?
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Il laboratorio di teatro ci ha portati a riflettere sulla nostra esperienza scolastica ed è emersa una questione molto importante, cioè se la scuola sia più una “prigione” o un luogo in cui ci sentiamo liberi.
Questi sono alcuni dei nostri pensieri.
I maestri ci danno molti compiti: è il loro lavoro ed è giusto. Ma quando ci interrogano, è molto, ma molto “stufoso”.
Per me la scuola è …LIBERTA’! Anche se dipende dal tipo di maestre. Ci sono infatti delle maestre creative che ti fanno lavorare senza usare sempre il libro e senza dover stare tutto il giorno sulla sedia a guardare la lavagna.
Io vorrei che la scuola fosse più aperta.
In alcuni momenti, quando sono a scuola, penso di essere in una prigione ed essere obbligata a studiare, altrimenti la maestra mi dà una nota o un’insufficienza. Io penso che ognuno abbia i suoi tempi per studiare. Per me è libertà quando andiamo in mensa e in giardino, perché possiamo chiacchierare e giocare; possiamo fare tutto.
Vorrei avere il banco staccato da tutti per motivi di privacy, perché i miei compagni continuano a chiedermi cose e per non essere rimproverato di aver messo il mio libro sul loro banco.
Io scelgo la libertà. Vorrei poter fare un tema su ciò che decido io: la scuola, un parco, una foresta, un’isola, il mare, una crociera, il Luna Park…
Alcune maestre sono toste e non ci fanno uscire, altre invece ci portano in giardino a giocare a calcio. È una prigione: dobbiamo stare in silenzio e fare tanti compiti.
Ci sono delle regole anche nell’intervallo, ma non si può definire la scuola una prigione. Durante le lezioni, io sono libero di esprimere le mie opinioni.
La mia libertà sarebbe quella di non aver vicino un compagno fastidioso e uno permaloso. Invece, mi piace stare con la mia compagna che è super simpatica.
Secondo me la scuola potrebbe migliorare, magari durante la lezione potrebbe esserci un momento di libertà o di relax in cui ascoltiamo la musica che ci piace e magari si potrebbero organizzare più gite.
È un po’ costrizione perché non puoi scegliere di andare a casa, dato che i genitori ti affidano agli insegnanti, ma è anche un po’ libertà perché magari hai dieci minuti in più di intervallo e facciamo gite non solo istruttive. Per me è una prigione, perché è brutto essere interrogato.
Io potrei stare tutto il giorno in giardino con gli amici… e invece, a volte neanche ti fanno andare. Questo io la considero una costrizione.
Devi andare a scuola anche se non ne hai voglia, e devi comportarti bene.
La scuola è libertà perché hai la possibilità di fare i lavori di gruppo coi compagni e giocare con gli amici; è costrizione, perché devi andarci anche quando hai sonno…
La scuola è libertà, perché ci fanno fare sempre giochi nuovi e attività divertenti per imparare senza annoiarci mai.
Andare a scuola è obbligatorio, ma c’è l’intervallo, che io uso come sfogo.
La scuola, in fondo, non è una prigione, perché si mangia bene e facciamo l’intervallo. Le ringhiere servono per proteggere i bambini.
La scuola è costrizione: si vede pure dai brutti cancelli e dal brutto colore grigio. Ma un momento libero c’è: l’intervallo!
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