Ultima modifica: 20 Agosto 2019

Antichi Romani

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Antichi Romani …per un giorno

Io sono Publio Emiliano e sono un senatore. Quella mattina mi sono svegliato, sapendo quello che avrei fatto sarebbe passato alla storia.

Ho preso una lunga tunica bianca, una toga e i miei sandali guardando un bellissimo mosaico. Poi, mi sono messo a fare ientaculum (colazione): ho mangiato focacce, pane abbrustolito, frutta, formaggio, pane intinto nel vino, carne e ho bevuto delle scodelle con miele e latte: la solita colazione di un patrizio come me. Dopodiché mi son diretto su un carro trainato da cavalli in piazza, dove ho ammirato la statua di Romolo e Remo, portando con me l’arma della strage, il coltello con cui avrei ucciso Giulio Cesare.

Sono arrivato nella Basilica Emiliana. Entrato, ho visto miei complici, impazienti, che aspettavano l’arrivo di Giulio Cesare.
Ho detto a Bruto e a Cassio che l’arrivo di Giulio Cesare era imminente.

Arrivato Giulio Cesare, due senatori hanno fermato il generale incaricato di difenderlo. Appena Cesare è entrato, tutti noi senatori l’abbiamo circondato, lo abbiamo accoltellato e io ho dato il colpo finale che lo ha ucciso definitivamente.
Non potevo credere di averlo fatto, ma Bruto e Cassio mi avevano manovrato sfruttando la mia gelosia verso Cesare.

Successo questo, Antonio (un generale molto leale a Cesare) è entrato e, dopo quella tragica visione dell’imperatore senza vita, è tornato a casa sconvolto, però, stava pianificando un modo per conquistare il popolo al funerale di Cesare, sfruttandone fragilità.

Al funerale io ero presente e ho ascoltato il discorso di Antonio, che mi ha commosso.
Mi sono pentito immediatamente di ciò che avevo fatto ma ormai era troppo tardi: avevo fatto un danno irrimediabile.

Sono tornato a casa e mi sentivo la coscienza sporca e, per questo, ho preso l’arma del delitto e ho tentato di suicidarmi, non riuscendoci!

Scritto da Dario Masi e Riccardo Pecchi

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La cacciata di Tarquinio il Superbo

Io sono Cecilia, figlia di un patrizio, ragazza di 15 anni. Oggi mi sono svegliata alle h 6:00 e vi voglio raccontare la mia giornata in occasione della cacciata di Tarquinio il Superbo.

La mia casa è una domus e mio padre sta sempre nel tablinum per sbrigare affari.

Alle 8:00 ho fatto colazione, che noi chiamiamo ientaculum; stamattina sul tavolo ho trovato: focacce, pane, una scodella di miele, latte, pane abbrustolito, frutta, formaggio, vino e carne. Io ho deciso di mangiare solo pane abbrustolito.

Ho indossato una maglietta lunga fino alle ginocchia con una cintura, legata alla vita,e sono andata al bar per pranzare con un carro trainato da un cavallo con un “autista”.

Durante il tragitto ho ammirato la bellissima e stupefacente città di Roma. Arrivata al bar, alle 13:00 circa, ho deciso di fare uno spuntino, mangiando focacce, tramezzini, olive, fichi, uova, formaggi e bevendo coppe di vino; diciamo che ero sazi!. Visto che avevo finito di pranzare, sono andata al foro per assistere alla cacciata di Tarquinio il Superbo. Mi sono spostata con il mio carro verso il foro, la grande piazza della città. Arrivati al foro, ho notato una folla enorme e ho sentito molte urla.

In mezzo a questa folla c’era un uomo con vestiti coloratissimi ed era proprio lui: l’ ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo. Ho deciso di scendere dal carro e di nascondermi in mezzo alla folla, arrivando in prima fila, vicino al re.
Le persone che erano in piazza stavano esultando di gioia perchè Roma da monarchia sarebbe diventata repubblica.

Alla fine dell’evento sono tornata a casa, dove la mia famiglia aveva organizzato una cena per festeggiare l’accaduto

Scritto da Alessandro Morabito, Francesco Rattà, Sofia Vitrani e Ilari Kuka

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Una giornata nell’antica Roma al tempo della riforma dei Gracchi

Ciao,mi chiamo Gneo Silla e sono un plebeo. Ho 34 anni e vivo a Roma con la mia famiglia. Sono grato ai Gracchi per aver cercato di restituire le terre a noi contadini.

Loro sono due fratelli, Caio e Tiberio, tribuni della plebe di famiglia patrizia che sono convinti che i problemi romani si possono risolvere solo ridando le terre ai contadini .

Tiberio è stato il primo a proporre una riforma agraria in cui i ricchi dovevano ridare le terre allo Stato, cioè i campi che avevano perso ai contadini mentre erano in guerra , tuttavia, ai ricchi senatori non importava niente di noi e volevano tenersi tutte le loro ricchezze. Per questo motivo hanno assassinato Tiberio che stava solo cercando di aiutare Roma. Poi, anche Caio è stato eletto tribuno della plebe e noi speriamo che accettino la sua riforma.

Io e la mia famiglia siamo in rovina, non abbiamo più niente, ho già perso due figli per via della fame e per questo motivo adesso ce ne siamo andati a Roma in cerca di un lavoro che ci permetta di sopravvivere dalla povertà.

Stamattina mi sono svegliato perché sentivo mio figlio Caio piangere per la fame.
Stavamo dormendo nel solito angolo di strada in cui ci accampavamo da qualche giorno, quando mi sono accorto che mia moglie e mia figlia erano scomparse.
Allora ho preso mio figlio Caio e, con i pochi soldi che avevo, gli ho comprato un pezzo di pane. Poi, con lui in braccio, sono andato in giro per la città a cercare mia moglie Cornelia.

L’ho ritrovata davanti ad una insula.

Sono corso verso mia moglie e ho notato che con lei c’era un uomo. Mi ha detto che era il proprietario dell’insula, il quale, ci ha detto che potevamo lavorare per lui. Così siamo andati tutti a casa sua e Cornelia andata a cucinare mentre io mi sono messo a pulire. Finalmente avevamo lavoro e un posto dove dormire.

Scritto da Samuele D’Ariano e Paolo Calubiran

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Rubrica “Imparo giocando” – I profumi dell’antica Roma

Martedì 2 aprile 2019, le classi 5^B e 5^C sono andate in gita a Finale Ligure. Nel pomeriggio sono andate al museo archeologico dove, dopo aver fatto un giro, hanno creato dei profumi con vari ingredienti: la lavanda, la menta, il rosmarino,gli agrumi,la resina di pino e la cannella ect…

C’erano due tipi di ingredienti: quelli forti e quelli delicati e si potevano combinare fino a tre ingredienti delicati con uno forte, ponendoli dentro un macino di pietra per poi essere macinati con un sasso fino a diventare polvere.Dopo aver finito quest’operazione, i ragazzi li hanno messi in una garza, li hanno chiusi con un nastro e li hanno “pucciati” in un vasetto con olio di oliva e acqua di rose. Dovevano lasciarlo a riposare per 15 giorni e poi chissà come sarebbe venuto!




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