Insieme alla Campioni Mascherpa
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Le storie dei ragazzi di prima media
I ragazzi della 1°A dalla scuola Campioni Mascherpa sono venuti a trovarci,accompagnati dalla prof di lettere Gammino.
La professoressa, all’inizio dell’anno scolastico ha fatto scrivere un testo fantastico e, il 17 aprile, gli studenti sono venuti da noi a leggere le loro storie.
La prima ragazza ha presentato il programma che avevano usato per comporre i testi.
Successivamente, ci hanno letto dei racconti che avevano come protagonista una ragazza di nome Esmeralda la quale viveva in una città insieme al padre. Nella stessa città, però, c’era una strega che voleva cacciare tutti, per questo, Esmeralda non si arrese.
Dopo, i ragazzi ci hanno letto una storia simile alla prima con qualche modifica.
Alla fine abbiamo fatto delle domande sulla 1° media e loro hanno risposto, così la scuola media non ci sembrerà più così spaventosa e ci siamo rallegrati tutti!!
Scritto da Ilary Kuka, Sofia Vitrani, Sofia Bussi e Francesco Rattà
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Incontro 5° A Copernico – 1°A Media
Le nostre fiabe: lavoro di gruppo
Come sapete siamo qui oggi per presentarvi un lavoro per noi significativo svolto nel corso di quest’anno: una produzione di fiabe in gruppi di lavoro.
Un venerdì, mentre trattavamo gli ultimi aspetti della fiaba, la prof. spiegandoci ha detto: «La fiaba non si scrive con nomi comuni come normalmente sentiamo… Paolo, Luca, Marta…..ma con nomi un po’ più particolari e fantasiosi e potrete trovarne alcuni a pagina 195 che vi aiuteranno a scrivere la fiaba che adesso vi dirò». Così siamo andati tutti alla pagina indicata e ci siamo trovati nomi come: Esmeralda, Useppe, Galatea, Basilio, Carpulnia…non saprei cosa dire, ma sinceramente ci siamo tutti un po’ sbalorditi oltre che divertiti: non avevamo mai sentito nomi così assurdi.
Proprio in quel momento la prof. ha aggiunto: «Ora, però, tocca a voi scrivere una fiaba, la farete a gruppi e, cosa più importante, date libero spazio alla vostra fantasia! Questo lavoro è molto importante perché dopo ne faremo un cartellone per appunto con tutte le fiabe che avrete creato.»
Noi ragazzi eravamo tutti eccitati per quel lavoro, pensavamo che fosse proprio una bella idea quella della prof. Una fiaba di gruppo suonava proprio bene: quattro teste al posto di una era l’idea migliore e la parte del lavoro più bella era proprio quella di realizzare un cartellone! Magnifico!!!!
Il nostro testo di antologia ci presentava una scaletta da seguire, così abbiamo iniziato a scrivere. Essa parlava di povertà, di una strega, di un’eroina con i suoi amici, di un drago ma con un ben lieto fine. A questo punto, ricevute le consegne, abbiamo cominciato tutti a scrivere: per prima cosa ogni gruppo ha letto la scaletta, poi ha pensato a come iniziare la fiaba, attribuendo i nomi ai personaggi e seguendo un ordine logico per proseguirla bene. In poche parole la trama parlava di una ragazzina che viveva con suo padre in un piccolo villaggio, ma quel villaggio era mal ridotto, a causa di una strega che seminava paura e tristezza e non sopportava felicità e gioia. Un giorno il padre incoraggia la figlia a partire con i suoi amici per sconfiggere la strega……..maaaaa, non vi racconto più niente perché adesso ve ne leggeremo alcune!!
Il lavoro è andato avanti per alcune ore e, quando le fiabe erano concluse, le abbiamo lette in classe tutti insieme. A questo punto le nostre fiabe erano pronte per diventare un cartellone: le abbiamo incollate sul foglio-cartellone decorandolo con disegni riguardanti le fiabe e con tutte le nostre firme. Il vero scopo di questo lavoro era diventare anche noi “scrittori di fiabe”, dando vita alle nostre produzioni, trattando l’argomento con fantasia. Il risultato è stato molto interessante perché, pur partendo da una scaletta uguale per tutti, alla fine le variazioni sul tema sono state tantissime e gli elaborati molto diversi fra loro: abbiamo capito che in effetti non c’è limite alla fantasia di un ragazzino.
Ora ripensando al nostro primo lavoro di gruppo, siamo proprio fieri del risultato: in seguito ne abbiamo fatti altri ed è stato sempre divertente, ma anche impegnativo, soprattutto perché abbiamo dovuto metterci d’accordo sulle scelte da fare. Questo lavoro ci ha insegnato bene il concetto di fiaba e, avendolo fatto a dicembre, ci ha permesso anche di socializzare e di conoscere meglio i nostri compagni. Grazie prof per il bel lavoro che ci ha fatto fare.
Scritto dai ragazzi della 1B (scuola secondaria)
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Le avventure di Esmeralda
C’era una volta, una ragazzina di nome Esmeralda,gentile e coraggiosa che viveva in un villaggio insieme al suo papà.
Nel villaggio, tutti gli abitanti erano terrorizzati da una strega cattivissima di nome Ortensia, che voleva distruggere il villaggio e il bosco. Alcuni decisero di fuggire dal pericolo, altri restarono.
Esmeralda decise di restare perché lei teneva al villaggio, però la sua capanna venne distrutta da un branco di lupi inviati dalla strega.
Suo padre e lei erano tristissimi e non volevano che succedesse la stessa cosa a qualcun altro.
Suo padre le disse: “ Vai insieme ai tuoi amici nel castello della strega al di là del bosco”.
Prima di partire, Esmeralda incontrò una fata che le comunicò: “Ciao Esmeralda, sono la fata Palmira,ti ho portato un medaglione magico protettivo.”. Esmeralda rispose: “Grazie fata Palmira questo medaglione mi sarà molto utile.”
Nel frattempo alcuni abitanti che erano fuggiti, non sapevano che chi era fuggito sarebbe diventato un lupo, sì un lupo proprio come quelli che avevano distrutto la capanna di Esmeralda: forse anche quelli erano lupi trasformati dalla strega.
La strega dal castello ordinò ai lupi di attaccare i ragazzi.
“Ragazzi non sentite uno strano rumore?”esclamò Esmeralda.
“Sì è vero questo rumore sembra l’ululato dei lupi”rispose Priscilla “Sì è vero, lo sento anch’ io “annuì Chelino.
“Ragazzi si vedono dei lupi in lontananza, vicino al bosco” seguitò Esmeralda. “Ma parlano quei lupi! Vuol dire che sono delle persone!” proseguì Zoe.
“Si stanno avvicinando, presto Priscilla fai un incantesimo per addormentarli” disse Esmeralda.
Priscilla fece un incantesimo e i lupi si addormentarono.
Esmeralda accarezzando i loro volti ringhianti, riuscì a spezzare l’incantesimo. Altri abitanti, invece che in lupi, furono trasformati in corvi, che purtroppo ferirono l’eroina con i loro becchi appuntiti.
Per curarla, Chelino condusse Zoe nella foresta a raccogliere delle erbe curative per fare una pozione, a base di camomilla, aloe e centella, mettendola sopra le ferite, al fine di guarire Esmeralda in fretta.
Il padre di Esmeralda venne catturato dalla strega Ortensia che lo trasformò in un drago, mettendolo di guardia davanti alle mura del suo imponente castello, impedendo ai ragazzi di entrare.
“Ragazzi mi è venuta un’idea! costruiamo una lunga scala di legno! Così Esmeralda potrà raggiungere e parlare con suo padre” suggerì Useppe.
“Bella idea mettiamoci a lavoro” continuò Esmeralda e, costruita la scala, si arrampicò fino all’orecchio del padre, facendogli ricordare la sua vera identità e rompendo l’incantesimo.
I cinque ragazzi scoprirono che la strega si trovava al villaggio trasformata in Esmeralda e videro due Esmeralda. Tutto il villaggio sbalordito, non sapeva riconoscere chi fosse quella vera , ma all’improvviso la strega venne smascherata, perché il suo incantesimo svanì.
Finalmente l’incubo era finito ed Esmeralda incitò gli abitanti a coltivare la speranza e la gioia, così la loro allegria, le risate e la loro felicità tolsero tutti i poteri alla strega e la imprigionarono.
La fata Palmira suggerì a Esmeralda di toccare la strega con il medaglione magico che la trasformò in un topolino innocuo. Infine tutti gli abitanti si aiutarono a ricostruire il villaggio e da quel giorno festeggiarono la scomparsa del pericolo e tutti vissero felici e contenti.
Scritto dal gruppo Matilde Mangone, Filippo Gallotti, Sabrina Sterbert, Valentino Laserra
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Ortensia e la strega
C’era una volta una ragazza di nome Ortensia.
Era una dodicenne gentile ed onesta, che abitava nel villaggio Borghetto insieme al padre.
Dopo anni di felicità, un brutto giorno, arrivò nella cittadina la malvagia strega Frusilla, portatrice di dolore e di infelicità.
Quest’ultima inviò un’oscura visione a tutti gli abitanti di Borghetto per spingerli a scappare: essa mostrava la strega trionfante sulle ceneri delle loro abitazioni. Le intenzioni della donna erano di rubare un preziosissimo tesoro celato nella fontana principale del paese. Alcuni cittadini spaventati decisero di scappare; Ortensia, coraggiosa, non volle andarsene e venne rifiutata dai suoi stessi concittadini.
Frusilla, non contenta dell’opposizione della ragazza, ordinò a feroci belve di distruggere la sua casa e così accadde.
Il padre, disperato, vide la sua dimora in pessime condizioni e supplicò la figlia di raggiungere il castello della strega per vendicarsi.
Ortensia, però, non volle partire da sola: chiamò i suoi più fidati amici. Essi erano: Priscilla, una giovane maga, Useppe, un abile falegname, Zoe, che sapeva sfruttare le erbe curative e Chelino, che conosceva il bosco come il palmo della sua mano. La compagnia di amici partì per il castello.
Cammina, cammina i ragazzi trovarono una baita di legno nel bel mezzo di un bosco: era la dimora della fata Dafne.
I giovani entrarono ed ella, che voleva aiutarli, disse: “Prendete questo medaglione magico; vi proteggerà lungo il vostro cammino”. Ortensia lo prese senza indugi.
Intanto, al villaggio Borghetto, Frusilla ideò un malefico piano: si tramutò nella fanciulla e convinse tutti gli abitanti che i cinque amici erano morti e che la strega era imbattibile; in realtà era tutta una bugia. La strega, però, non si fermò lì: trasformò alcune persone in lupi e li inviò verso Ortensia e gli altri, che lei riteneva un potenziale ostacolo.
Gli amici vennero colti di sorpresa, ma seppero difendersi: Priscilla addormentò le belve e la protagonista ruppe il maleficio accarezzandole.
Frusilla, delusa della vittoria dei giovani, trasformò altre persone in corvi e anche loro furono inviati contro Ortensia: essi riuscirono purtroppo a ferire la ragazza. Chelino allora condusse Zoe nella foresta per trovare le giuste erbe per curarla. Trovate quelle, le diede alla ragazza, che si riprese immediatamente.
La strega ideò allora un piano ancor più maligno: trasformò il padre della protagonista in un enorme drago e lo mise di guardia al castello.
Per superare anche questa prova, Ortensia si fece aiutare da Useppe: egli le costruì una grande scala di legno che le permise di arrivare all’orecchio del mostro, dove gli sussurrò chi era veramente, cioè il padre di Ortensia. Quando si ricordò la sua vera identità li lasciò passare.
Entrati nel castello, i ragazzi ebbero una brutta sorpresa: la strega non era lì, era al villaggio. Cercarono di raggiungerla al più presto, ma era troppo tardi: Frusilla era alla fontana ed era osservata da molti cittadini, che, impauriti, non si muovevano.
Entrata nell’acqua, la donna scivolò sul marmo bagnato e… splash! Cadde di faccia, spruzzando le persone vicine, che non poterono fare a meno di ridere.
L’aria si riempì in fretta di risate colme di gioia e divertimento. Fu a quel punto che Frusilla perse ogni potere: l’allegria, la positività e l’amore la rendevano fragile e vulnerabile.
Per l’occasione arrivò perfino la fata Dafne, che consigliò ad Ortensia la giusta punizione per la strega: le fece toccare il medaglione magico ed ella si trasformò in un batter d’occhio in un minuscolo, innocuo, topolino. Si festeggiò per giorni e giorni la sconfitta di Frusilla e vissero tutti felici e contenti.
Scritto dal gruppo Thomas Rovelli, Sabrina Caratozzolo, Matteo Rezoagli, Elisa Draghi e Rebecca Ausiello
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Una nuova vita per un povero villaggio
C’era una volta, in un povero villaggio vicino a un bosco, una ragazza molto vivace, premurosa, sicura e di sè, fiduciosa nel futuro che aveva dodici anni;e si chiamava Esmeralda.
Esmeralda viveva insieme a suo padre in una capanna di quel povero villaggio dove la vita non era semplice a causa di una perfida strega malvagia, Nilde, che desiderava diffondere nel mondo dolore e paura, perchè non sopportava l’allegria,la gentilezza e neanche la speranza.
La strega voleva terrorizzare gli abitanti per spingerli a scappare e abbandonare il villaggio e per raggiungere il proprio scopo produsse un incubo, che angosciò tutti gli abitanti della città: le loro case venivano bruciate diventando ceneri e la strega ci rideva sopra. Questo in parte funzionò,perchè molti abitanti fuggirono; nonostante tutto, però, Esmeralda si rifiutò e cercò di incoraggiare gli abitanti a rimanere e sconfiggere la perfida strega,ma i suoi vicini le dissero:-‘Brutta ragazzina cosa speri di fare,ormai è tutto finito!’.
Nel frattempo la perfida Nilde, soddisfatta del lavoro svolto, decise di attuare la seconda parte del suo perfido piano, perciò distrusse il villaggio e inviò un branco di lupi così che riuscisse a far scappare anche Esmeralda e il resto del villaggio, ma la valorosa ragazza non si scoraggiò al primo tentativo, così Nilde, stufa della fiducia e del coraggio di Esmeralda, decise di distruggerle la sua povera casetta e l’orto del padre.
Ancora una volta, però, la fanciulla non si lasciò intimorire e il padre, fiducioso in lei,le disse:-‘Mia dolce bambina non preoccuparti,io ho fiducia in te,vai e insieme ai tuoi amici distruggi quella stregaccia!’.
Esmeralda, incoraggiata dalle parole del padre, decise di andare a chiamare i suoi quattro amici per partire:innanzi tutto andò da Priscilla, una giovane maga alle prime armi sua migliore amica; successivamente andò da Useppe, un giovane falegname che incontrò quando dovette andare a riparare un tavolo; poi andò da Zoe, che sapeva curare tutti grazie alle sue erbe curative; infine andò da Chelino, che conosceva tutti i segreti del bosco come il palmo della sua mano. Era giunta l’ora di partire e distruggere definitivamente quella orribile stregaccia e…all’improvviso apparve la fata madrina e disse:
‘Cara Esmeralda,per il tuo coraggio ti dono questo medaglione magico: servirà per proteggerti nel bosco dalla perfida Nilde.’
Nel frattempo, Nilde, grazie alla sua sfera magica riuscì a vedere Esmeralda e i suoi amici avviarsi verso di lei, allora trasformò gli abitanti fuggiti in lupi mannari e li mandò verso i cinque ragazzi per bloccarli. I coraggiosi avventurieri però non si intimorirono davanti a essi e, grazie a Priscilla, riuscirono con un suo incantesimo ad addormentare i lupi. Allora Esmeralda accarezzò i volti ringhianti dei poveri abitanti trasformati e magicamente il sortilegio si ruppe.
I ragazzi trionfanti proseguirono il loro cammino; ma Nilde sconfitta decise di trasformare il resto degli abitanti fuggiti in corvi così che stavolta il suo intento di far scappare i ragazzi e di sconfiggerli funzionasse. I corvi, arrivati sul sentiero dei ragazzi, iniziarono ad attaccare ed Esmeralda si ferì, cadde a terra ma non volle scoraggiare i suoi amici e disse loro:-‘Ragazzi non vi preoccupate per me,voi non arrendetevi,continuate e sconfiggete per sempre Nilde.’. Ma Chelino le disse:- No,non ti abbandoneremo! Zoe, per favore, vai a prendere delle erbe curative, le troverai alla destra del sentiero incantato!Esmeralda stai tranquilla.’.
Zoe arrivò di corsa dicendo:-‘Ecco le erbe!’ Allora Chelino si mise al lavoro, preparò subito un antidoto e lo diede da bere a Esmeralda che sorprendentemente guarì. La strega, stufa di essere sconfitta, prese l’ultima speranza che aveva, cioè il punto debole di Esmeralda:suo padre. Lo catturò e lo trasformò in un drago che mise davanti alle mura del castello,così che i ragazzi non potessero entrare e rovinare i suoi piani sconfiggendola.
Arrivati al castello, i ragazzi si trovarono la brutta sorpresa, ma Esmeralda conosceva quel bracciale indossato dal drago:era suo padre! Allora disse ai suoi amici di non attaccare e intuirono subito che era uno dei soliti sortilegi di Nilde. Esmeralda disperata non sapeva cosa fare: come poteva ferire suo padre? All’improvviso le venne una splendida idea:ricordare al padre la sua vera identità, perciò fece costruire ad Useppe una scala così che potesse raggiungere l’orecchio del falso drago e parlare con suo padre e gli disse:
-‘Papà,papà ascoltami, sono Esmeralda, tua figlia!Ti ricordi di me:quando ti aiutavo nell’orto, quando tagliavamo la legna insieme? Papà!
Mentre Esmeralda cercava di salvare il padre, la perfida strega andò al villaggio, prese le sembianze di Esmeralda e disse agli abitanti: -‘ Mi dispiace, la strega è troppo forte, non possiamo batterla, ha distrutto i miei amici,ormai non c’è più speranza: ha vinto lei. Quando Esmeralda ritrovò la vera identità del padre,si recarono dentro al castello, ma lì non trovarono la stregaccia, cercarono in ogni singolo punto ma nulla da fare. Si recarono perciò al villaggio dove trovarono…un’altra Esmeralda! Tutti gli abitanti trovando un’altra Esmeralda, però accompagnata dai suoi amici, capirono che quella era un’impostora, infatti era la perfida Nilde che disse: -‘Brutti ragazzini non avete fatto altro che rovinare i miei piani’.
I ragazzi la legarono a un albero intanto che spiegavano agli abitanti cos’era veramente accaduto. Tutti erano contenti che i coraggiosi eroi fossero sani e salvi e così crebbe sempre di più la speranza e la gioia nei cuori degli abitanti del villaggio.
Tutta questa gioia e tutte le risate tolsero alla stregaccia ogni potere. All’improvviso apparve anche la fata madrina e disse: -‘Felice di rincontrarvi cari ragazzi, è ora che mi presenti: io sono Ortensia e vengo dal Regno Incantato. Esmeralda tocca con il tuo medaglione magico Nilde.-
Esmeralda obbedì e toccò la brutta strega che all’improvviso si trasformò in un innocuo topolino che disse con voce stridula:-‘Questa me la pagherete!! Allora tutti gli abitanti, insieme, ricostruirono il villaggio e festeggiarono con un bel banchetto collettivo la scomparsa della strega e vissero così tutti felici e contenti.
Scritto dal gruppo Mateo Secrieru, Sheyla Muga, Gabriel Amante, Mariam Salib
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Una visita inaspettata
Martedì 16 aprile sono venuti a trovarci i ragazzi della scuola media, precisamente della 1C, con la loro prof di lettere Bonetti. Ci hanno presentato delle storie inventate da loro e dai loro compagni. Tra queste c’erano: La Principuzza, La Principazza, la Principezza e Storie di principi stanchi da salvare e di principesse.
Poi, ci hanno raccontato delle storie in cui loro vivevano delle avventure fantastiche. Infine, hanno risposto alle nostre domande sulle storie.
È stato molto divertente e, anche se abbiamo dovuto rinunciare all’intervallo per ascoltarli, ne è valsa la pena!!
Scritto da Sofia Dragonetti, Sebastian Parisi, Dario Masi, Marco Marotto e Lorenzo Zibelli
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Un assaggio di racconti d’avventura
Avventura nel deserto
Non c’era niente da fare! Io e Giorgia ci eravamo proprio perse e dovevamo affrontare quella realtà. Ci trovavamo nel deserto, durante un’escursione con i cammelli. Stavamo facendo una breve pausa con gli altri. Noi eravamo andate in bagno nelle tende beduine allestite in quell’area di sosta, mentre gli altri turisti…ripartivano senza di noi. Ad un tratto io vidi un cammello in lontananza e chiesi, allarmata, a Giorgia: “Ma quello è il nostro cammello?!”, “Sì!” rispose lei. “Oh, no! E ora come facciamo a tornare a casa? Siamo da sole e senza un mezzo di trasporto!”. Ci incamminammo, comunque. Faceva caldissimo, era un caldo così afoso che io e la mia compagna provammo in poco tempo tantissima sete. Giorgia osservò: “Guarda Giulia! C’è un laghetto laggiù, con tanta acqua, possiamo andare a bere!”. Cominciò a correre, ma io non vedevo nessun laghetto con l’acqua. Lei si inginocchiò e fece per bere, ma in bocca, invece di acqua, si ritrovò solo della sabbia. “Giorgia, ritorna qui! Purtroppo è solo la tua immaginazione, è un miraggio!”.
Il deserto era pieno di scorpioni e di serpenti che si mimetizzavano facilmente sotto la sabbia; era anche pieno di insetti fastidiosi che ci pungevano. Sfortunatamente però non c’era alcun cammello e non si vedeva nessuno che portasse dell’acqua. Ad un certo punto, finalmente, si addensarono dei nuvoloni neri e io, speranzosa, dissi a Giorgia: “ Guarda, ora è già più fresco e si metterà anche a piovere.”, ma avevo parlato troppo presto e i nuvoloni se ne andarono. Almeno però ci eravamo un po’ rinfrescate.
Ad un certo punto, finalmente, si addensarono dei nuvoloni neri e io, speranzosa, dissi a Giorgia: “ Guarda, ora è già più fresco e si metterà anche a piovere.”, ma avevo parlato troppo presto e i nuvoloni se ne andarono. Almeno però ci eravamo un po’ rinfrescate. All’improvviso, spuntò da un nascondiglio nella sabbia un serpente che morse alla gamba la mia compagna e io sentii le sue urla di dolore e di paura. Poiché faceva molto caldo, presi la mia maglietta e la legai stretta stretta alla sua gamba ferita. Poi, sentimmo una voce in lontananza: “Ehi, c’è qualcuno là?”. Era una guida: si erano infine accorti della nostra assenza! Allora ci affrettammo, ma non troppo, perché a Giorgia faceva male la gamba. Mi misi ad urlare in quella direzione: “Siamo qui! Venite a prenderci! Ci siamo perse!”. Allora ci raggiunsero e finalmente ce ne andammo. Partimmo in aereo per l’Italia dopo poche ore e al nostro arrivo in patria, accompagnai subito la mia amica in ospedale per curare la ferita alla gamba.
Questa è stata un’esperienza indimenticabile e spaventosa, direi. Siamo salve grazie alla guida. Non me lo dimenticherò mai e neppure la mia compagna, io credo!
Scritto da Giulia
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Avventura in un’isola sconosciuta
Io e Gaia ci trovavamo su un’isola sconosciuta, mai vista nemmeno in televisione, eravamo davvero spaventate, ma non perdemmo la calma perché sapevamo che sarebbe andato tutto bene (almeno, così speravamo).
Iniziammo con l’esplorare il luogo per capire se ci fosse qualcosa da cui dovessimo proteggerci. Insomma, era un’isola, quindi ci aspettavamo i soliti insetti, i ragni e magari qualche serpente qua e là: non dico che non ci spaventassero, ma solo che dovevamo accertarci che non ci fossero animali più pericolosi.
Camminando, trovammo infine una grotta e per la nostra curiosità e lo spirito d’avventura ci entrammo. Sembrava un posto tranquillo, una grotta un po’ buia ma innocua, così, dato che eravamo stanche, decidemmo di accamparci lì.
Nel bel mezzo della notte, ci svegliammo per i rumori, anzi, per uno in particolare: era come lo strofinare di uno zoccolo sulla roccia, ma pensammo che non fosse niente di serio, magari era solo il vento. Comunque andammo a controllare e di colpo ci trovammo di fronte un cinghiale! Noi, del tutto indifese, non sapevamo che cosa fare, ma a Gaia venne un’idea: ”Vitto, potremmo arrampicarci su una palma, guarda! Quella ha perfino delle sporgenze per aggrapparsi!”, io concordai con lei subito: “Bella idea!”. Non ci fu neanche il tempo di contare fino a tre che il cinghiale cominciò ad inseguirci, quindi noi, svelte svelte, salimmo sulla palma. L’avevamo imbrogliato, perché da sopra gli lanciammo noci di cocco finché non scappò. Ci tranquillizzammo, ma proprio quel giorno costruimmo un fortino con robusti tronchi di legno. Passammo i giorni a mangiare pesce, una volta assaggiammo pure degli insetti, ma fu la prima e l’ultima volta perché facevano vomitare (seriamente, è davvero successo, bleah!). Quando ormai ci eravamo abituate, il mare portò a riva qualcosa, noi eravamo insospettite, si trattava di una grossa scatola. Una volta aperta, scoprimmo che si trattava di fuochi d’artificio. Fu un colpo di fortuna, perché li potevamo usare come segnali luminosi nel cielo. Stampata sulla scatola, si poteva leggere la marca: “Minbus”.
Pochi giorni dopo, sopra l’isola passò un elicottero che portava lo stesso nome, forse gli uomini a bordo stavano cercando la scatola perduta, comunque noi ci facemmo notare proprio con i fuochi. L’elicottero atterrò e ci riportò a casa.
Eravamo felici di essere tornate, ma non ci dimenticheremo mai di questa avventura vissuta insieme.
Scritto da Vittoria
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Storie di principesse particolari e di principi stanchi
Nel bel mezzo della notte, ci svegliammo per i rumori, anzi, per uno in particolare: era come lo strofinare di uno zoccolo sulla roccia, ma pensammo che non fosse niente di serio, magari era solo il vento. Comunque andammo a controllare e di colpo ci trovammo di fronte un cinghiale! Noi, del tutto indifese, non sapevamo che cosa fare, ma a Gaia venne un’idea: ”Vitto, potremmo arrampicarci su una palma, guarda! Quella ha perfino delle sporgenze per aggrapparsi!”, io concordai con lei subito: “Bella idea!”. Non ci fu neanche il tempo di contare fino a tre che il cinghiale cominciò ad inseguirci, quindi noi, svelte svelte, salimmo sulla palma. L’avevamo imbrogliato, perché da sopra gli lanciammo noci di cocco finché non scappò. Ci tranquillizzammo, ma proprio quel giorno costruimmo un fortino con robusti tronchi di legno. Passammo i giorni a mangiare pesce, una volta assaggiammo pure degli insetti, ma fu la prima e l’ultima volta perché facevano vomitare (seriamente, è davvero successo, bleah!). Quando ormai ci eravamo abituate, il mare portò a riva qualcosa, noi eravamo insospettite, si trattava di una grossa scatola. Una volta aperta, scoprimmo che si trattava di fuochi d’artificio. Fu un colpo di fortuna, perché li potevamo usare come segnali luminosi nel cielo. Stampata sulla scatola, si poteva leggere la marca: “Minbus”.
Pochi giorni dopo, sopra l’isola passò un elicottero che portava lo stesso nome, forse gli uomini a bordo stavano cercando la scatola perduta, comunque noi ci facemmo notare proprio con i fuochi. L’elicottero atterrò e ci riportò a casa.
Eravamo felici di essere tornate, ma non ci dimenticheremo mai di questa avventura vissuta insieme.
Scritto da Vittoria
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La principezza
C’era una volta in un castello una principessa che voleva adornare i suoi vestiti con pezze applicate da lei stessa. I suoi genitori, invece, dicevano che doveva indossare un abito più elegante, lei però non voleva proprio!
Quindi un giorno uscì dal palazzo per andare a comprare delle pezze con i brillantini, poi le applicò lei stessa con la cucitrice, non avendo altri strumenti a disposizione. Infine, si mostrò a tutti con il suo nuovo abito brillante.
Da quel giorno, tutto il suo regno la chiamò “Principezza” e lei non si offese nemmeno un po’
Scritto da Perihua
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La principuzza
Un giorno la principessa di un piccolo regno non si lavò, perché si era dimenticata o perché andava di fretta, non si sa con precisione. Pensò che nessuno lo avrebbe mai notato e invece! Tutto il paese se ne accorse e infatti si allontanarono tutti da lei. Tutti glielo facevano notare, allora lei, per la tristezza, si trasferì nella regione di Puzzotalia.
Questo strano posto era abitato da persone che non si lavavano e come animali domestici non c’erano cani, gatti o pesciolini nella boccia di vetro, ma…puzzole! Ormai la principessa faceva parte di quel mondo.
Scritto da Martina
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Lettera di un principe stanco
Buongiorno a tutti, signore e signori sudditi del nostro amato regno!
Questo è il TG delle ore 13 e dobbiamo rendere pubblica una lettera aperta del Principe Gustavo che ci comunica quanto segue: “Sono stufo marcio di salvare principesse!! Infatti non ci guadagno niente ed è una colossale perdita di tempo. Inoltre bisogna affrontare mostri di ogni genere, dai troll ai draghi, per delle perfette sconosciute, mentre sarebbe bello starsene ad oziare.”
Questo, signore e signori, è probabilmente lo scoop del giorno, ma noi torneremo alle ore 18 con delle nuove notizie e degli aggiornamenti.
Scritto da Paolo
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Lettera di un principe stanco, ma innamorato
Un giorno, un principe scrisse al giornale locale che era davvero stanco di salvare principesse e che aveva molto di meglio da fare nella sua vita.
Quando la lettera fu pubblicata fece molto scalpore e tutto il regno ne rimase stupito.
Un giorno però, mentre il principe tornava al suo castello, notò un lupo che stava per attaccare una povera ragazza che non sembrava per niente una principessa. Spronò quindi il suo cavallo e andò a salvarla.
Quando lei lo ringraziò, gli confidò, in tutta segretezza, che in realtà era anche lei una principessa. Ormai però lui l’aveva salvata ed era tanto graziosa e gentile che se ne innamorò e presto si sposarono.
Scritto da Ivan
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