Emanuela Bussolati
Questa pagina riporta l’intervento di Emanuela Bussolati (link al sito personale), architetta, figurinaia, autrice e illustratrice di diversi libri per bambini.
Oltre alla possibilità di sentire l’audio, abbiamo pensato di proporre anche la trascrizione testuale. In questo modo, oltre a favorire una seconda modalità di fruizione, utile per le persone con difficoltà uditive, abbiamo avuto la possibilità di espandere il testo con alcuni link. Il testo, inoltre, facilmente selezionabile, diventa un lancio per ulteriori riusi. Un po’ come i Pacifici, che, così come raccontato da Luciana Bertinato ed Emanuela Bussolati, escono dalle pagine statiche di un testo, e camminano, insieme, per altre strade, pronti a nuovi incontri di pace.
IC Copernico di Corsico, mercoledì 11 novembre – IV Settimana della gentilezza
Ascolta l’audio completo dell’intervento di Emanuela Bussolati, 11 novembre 2020
Il mio lavoro di figurinaia
Il mio punto di vista è il punto di vista di una figurinaia, come diceva Alberto, che però ha cominciato moltissimi anni fa, dopo aver studiato architettura, a fondare, insieme a una psicologa e una terapista occupazionale, un centro di psicologia dell’età evolutiva, dove la mia parte diciamo di figurinaia, di persona che usa molto le mani lei, curando gli aspetti creativi nella relazione col bambino, potesse collaborare direttamente con le figure più di cura rispetto a bambini con i problemi di tipo comportamentale o di tipo fisico.
Per me è stata un’esperienza molto forte e da lì forse mi è arrivato un po’ l’insegnamento di cercare attraverso quello che faccio non tanto di “educare a”, ma di “cercare insieme a”. Quindi, quando mi sono trovata là, sul famoso cortile di Drizzona, con di fianco Luciana e davanti i soldatini di Roberto, questa manualità e questa creatività hanno subito fatto un sobbalzo: questo “educare alla pace” o “cercare la pace insieme a”, questi soldatini di pace e il percorso per arrivare a capire che cos’è la pace.
Ecco che il mio lavoro di figurinaia avviene molto in aiuto, perché la parola immaginazione, così legata all’immagine, è una parola potenzialmente enorme: se io sono capace di immaginare, sono già capace di un atto creativo, perché prefiguro quello che può essere. Prefiguro quello che può pensare un’altra persona davanti a me; il tipo di rapporto che posso instaurare con questa persona lo prefiguro, ma lo lascio aperto in modo che possa riadattarlo o sistemarlo, a seconda delle reazioni effettive di quest’altra persona.
Se io ho un omino colorato che rappresenta me che mi ritengo Pacifico, o che vorrei raggiungere l’obiettivo di essere Pacifico, ecco che ho già immaginato il mio futuro, ho già immaginato cosa potrebbe essere il mio futuro se davvero vado con altre persone a cercare la pace. L’immaginazione è estremamente potente; quando si dice creativa è perché crea. Quello che io immagino adesso può creare i presupposti per quello che succede poi. Ed ecco che immediatamente questo bordone, questo tessuto che si crea, questa trama che si crea sotto ogni azione ci permette di progettare qualcosa in avanti.
Siamo dei buoni antenati?
Ho trovato su un libro di un bravissimo scrittore di viaggi questa domanda: siamo dei buoni antenati? Io l’ho trovata formidabile, perché se siamo dei buoni antenati siamo capaci di creare un buon futuro; abbiamo in mente, immaginiamo quello che può essere un buon futuro. Immaginiamo quello che possiamo fare per avere un futuro migliore davanti e di conseguenza mettiamo i mattoni per poterlo creare. Quindi lo sguardo, che poi non è solo della figurinaia o del figurinaio, di un illustratore, lo si può educare. Sì, si può camminare insieme per avere uno sguardo migliore sulle cose, uno sguardo che permetta di immaginare, uno sguardo che permetta di dare delle risposte creative, di porsi delle domande creative.
Vorrei leggervi questa poesia che, secondo me, immediatamente fa capire che cosa vuol dire avere fame. Durante le guerre questo è uno dei problemi fondamentali. Se dobbiamo immaginare qualche cosa, possiamo immaginare uno stomaco contratto, una persona magra. Allora, ascoltate questa poesia (La farfalla) e ditemi se non rende potentemente la sensazione della fame:
Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.
Tonino Guerra
Sul camminare insieme
Un’immagine, un quadro, un qualche cosa che immediatamente rende l’idea. Allora, mi aggancio al discorso del giocattolo proprio perché è la punta di un iceberg: noi non vediamo sotto l’iceberg, l’iceberg è tutta la ricerca, il cammino insieme, l’immaginare come possiamo fare il prossimo passo, come possiamo migliorare, eccetera.
Ma là c’è la punta che brilla al sole: è il giocattolo che mi rappresenta, il giocattolo che rappresenta me nel futuro o me a cui voglio tendere per essere migliore. E da qui è venuta fuori l’esigenza di rendere sulla carta il percorso della carovana dei Pacifici, perché eravamo invasi da esperienze meravigliose e ci piaceva l’idea di condividerle su un cammino; si cammina insieme, ma poi si condivide anche il sorso d’acqua, il pane, la stanchezza, la fontana che si incontra.
Il libro sui Pacifici
È vero che i Pacifici hanno camminato da soli, perché, appunto, non c’è bisogno di spingere, non c’è bisogno di fare niente. Camminano per conto loro, perché il messaggio è potente, ma nello stesso tempo avere un punto di riferimento che sia una raccolta di testimonianze, appunto un “cercare insieme”, piuttosto che un “educare a”, ci ha convinto dell’idea di preparare un libro su questo tema che raccogliesse tutte più esemplificative esperienze che possano fare da pietra miliare. E così è nato questo kit dei Pacifici che sa che contiene un libro per gli adulti e un libro, un leporello, che può essere invece usato con i bambini.
Il leporello è molto giocoso
Il leporello è molto giocoso e nasce dall’idea di rendere la bellezza del camminare insieme. Nella marcia del sale Gandhi è partito da solo con poche accompagnatori, ma man mano nel suo cammino raccoglieva sempre più persone perché è capivano che si andava avanti e si andava veramente a sfidare il colonialismo inglese con la raccolta del sale. E quando sono arrivati alla spiaggia famosa del sale erano tantissime persone. Allora, questa immagine è stata quella che mi ha fatto pensare di realizzare questa parte per i bambini con questa lunghissima striscia, che man mano si dispiega, perché all’inizio è piccolina; poi man mano si dispiega e addirittura continua dietro, perché i Pacifici sono tanti. Sono sempre di più, escono anche da questa stampa, escono dai bordi del libello e quindi mi piaceva l’idea di non fare l’illustrazione e una frase, ma proprio di mettere in fila in fila in fila tutti questi Pacifici.
E poi ci sono le domande
E qua ci sono le domande. Non abbiamo fatto nessuna affermazione, perché, quando si cammina, non si sa dove si va, non si sa chi si incontra, si è aperti aperti a trovare delle cose belle insieme.
E quindi qua ci sono le domande che già Luciana aveva sperimentato nella sua classe. Sono solo domande: è sempre facile essere pacifici? ci sono dei trucchi per essere pacifici? bisogna fare cose geniali per essere pacifici? E ci sono alcune risposte dei bambini; questo dei trucchi per essere pacifici, o di è facile essere pacifici, mi fa venire in mente una cosa molto importante: è che spesso nella desiderio di fare l’esperienza dei Pacifici, ci si trova un po’ disturbati dal fatto che magari qualche ragazzino – i bambini piccoli no, perché i bambini piccoli sono sempre molto aperti – ma, magari qualche ragazzino che ha avuto già delle esperienze molto difficili, ti chiede: ma cosa devo cercare la pace a fare, che tanto la pace non ci potrà mai essere; a cosa serve essere pacifici? Eh, è una bella occasione per pensare. Per esempio, a cosa serve essere gentili? C’è una bellissima persona, Antonella Verdiani, che ha scritto una un bellissimo libro in francese sulle scuole che fanno i bambini felici e lei è ambasciatrice della gentilezza in Francia. A cosa serve essere gentili che tanto tutto il mondo va da un’altra parte? È una domanda molto interessante, non deve spaventare. Anzi proprio da lì magari se riesce a camminare, a cercare insieme: stupendo, cerchiamo insieme delle soluzioni. Se non facciamo la pace, se non siamo Pacifici, cosa può succedere?
A cosa serve essere gentili che tanto tutto il mondo va da un’altra parte?
Una risposta, per esempio, nel libro degli adulti l’ha data Liliana Carone a Bari. A Bari era successo che sugli autobus della città c’erano stati degli episodi gravissimi di bullismo; allora Liliana Carone, che tra l’altro fa dei laboratori ed è anche illustratrice. ha pensato di noleggiare un autobus del Comune e di fare un giro di autobus lungo le linee degli autobus di Bari, portando tutti i ragazzi in modo che esprimessero il loro parere sul bullismo. La cosa è poi finita con l’invito del sindaco a ad andare incontrarlo: è stata un’esperienza decisamente eccezionale. A Brescia i Pacifici si sono trovati nella piazza della Loggia
Il libro ha tutte queste esperienze in pagine dove ogni persona racconta l’esperienza che ha fatto e poi ci sono dei fili conduttori, che ha scritto Luciana.
In piazza della Loggia sono andati i Pacifici a fare un girotondo enorme proprio nel giorno in cui suonavano le campane per ricordare le persone che sono morte durante l’attentato. Quindi i bambini, non soltanto hanno vissuto l’esperienza di dichiarazione di pace, ma hanno vissuto un’esperienza di testimonianza e di ricordo. Le radici, il ricordo la testimonianza: due cose che sono assolutamente legate al “saremo buoni antenati”, al crescere con un’impronta che aiuterà il mondo, invece che distruggerlo.
Quindi, quasi tutte queste esperienze portano a emozionare in un modo profondo e cioè non soltanto superficiale, tipo “ah, che bella cosa abbiamo fatto”, ma a emozionare in modo profondo: i bambini che vanno a imbucare le lettere di pace in tutte le caselle postali della loro città, del loro paese è un’altra esperienza fortissima; i bambini che fanno pace con la terra, perché è stato il terremoto, ecc. Pensate cosa vuol dire, dopo un terremoto, decidere di far pace con la terra, dopo un terremoto che magari ti ha portato via dei parenti.
I Pacifici vanno all’estero
Poi i Pacifici sono andati all’estero. Nell’ultima parte del libro ci sono delle esperienze formidabili che sono state fatte all’estero: in Somalia, in Perù in Ruanda e in un posto che a me è molto caro anche perché ci sono stata: in Palestina, Sono stata a Gaza ed è nata questa idea, da una scuola di Ragusa legata a una ONG che lavora parecchio in Palestina, Vento di Terra. Cosa han deciso? Facciamo una barca si vada verso Gaza e porti i nostri pensieri di solidarietà e di pace. Gaza era stata bombardata per l’ennesima volta in una maniera tragica e quindi c’è stato questo desiderio, ma nello stesso tempo l’ONG ha lavorato a Gaza, coinvolgendo dei maestri di Gaza, i quali hanno detto con i bambini: “arriverà questa barca, prepariamo anche noi qualcosa da mandare a questi bambini”. Ora, da Gaza non può uscire niente; la barca di Ragusa invece è stata messa in mare, è stata salvata da pescatori a qualche mezzo chilometro o più di navigazione ed è stata dai pescatori rimessa in mare, perché han capito la portata che poteva avere questa barca. Ovviamente non è mai arrivata Ragusa e Gaza non sono allineate, ma il simbolo è potente. L’emozione che possono aver vissuto i bambini e l’immaginazione che è stata scatenata da questo viaggio avventuroso di una barca sono segni potenti, e quindi resteranno nella memoria di questi bambini e radicheranno nel cammino di pace che vorranno intraprendere. Ecco, questo questo libro raccoglie queste cose e queste esperienze e sono sottolineati dei gruppi di esperienze da fili conduttori, che ha scritto Luciana, che cerca dire di raggruppare varie esperienze coerenti tra di loro.
Questo è stato il lavoro che abbiamo fatto tutti insieme e che io come figurina, come persona che fa libri, come persona che impagina, ho cercato di rendere in una veste gradevole in un libro nel quale ci si orienta facilmente, dove c’è un carattere che si legge comodamente anche da adulti eccetera eccetera. Ma ritengo che queste siano le cose meno importanti del mio lavoro: il mio lavoro è fatto di anima, di poesia e un pochino di tecnica e di tanto tanto desiderio di essere una buona antenata.
Altre risorse
- Sito di Emanuela Bussolati
- Sito de La carovana dei Pacifici
- Il libro La carovana dei Pacifici, ed. Carthusia (link alla casa editrice)
- Articolo Avete già incontrato la Carovana dei Pacifici? (link a occhiovolante.it)
- La poesia I Giusti (link interno alla sezione Una poesia al giorno)
- La casa degli arti e del gioco (link a casadelleartiedelgioco.it)














