Roberto Papetti
Questa pagina riporta l’intervento di Roberto Papetti, maestro-artigiano giocattolaio, artefice materiale dei Pacifici.
Oltre alla possibilità di sentire l’audio, abbiamo pensato di proporre anche la trascrizione testuale. In questo modo, oltre a favorire una seconda modalità di fruizione, utile per le persone con difficoltà uditive, abbiamo avuto la possibilità di espandere il testo con alcuni link. Il testo, inoltre, facilmente selezionabile, diventa un lancio per ulteriori riusi. Un po’ come i Pacifici, che, così come raccontato da Luciana Bertinato ed Emanuela Bussolati, escono dalle pagine statiche di un testo, e camminano, insieme, per altre strade, pronti a nuovi incontri di pace.
IC Copernico di Corsico, mercoledì 11 novembre – IV Settimana della gentilezza
Ascolta l’audio completo dell’intervento di Roberto Papetti, 11 novembre 2020
Sommario
- Mi presento
- Ho sempre pensato che nei giocattoli ci fosse qualcosa di speciale
- Il giocattolo è anche un bene comune
- I giocattoli sono attivatori di analogie, sono imprevedibili, sono amuleti della buona sorte
- I giocattoli sono pieni di poesia
- Tradizione e attualità
- L’esperienza della ripetizione
- L’idea dei Pacifici
- Giocattoli come parodie
- A casa di Mario Lodi
- Con Luciana Bertinato ed Emanuela Bussolati
- Una domanda
- Trovo sempre emozionante vedere quello che fa un bambino: ha sempre qualcosa che commuove, che emoziona
- Altre risorse
Mi presento
Sono Roberto, un artigiano artista; ho lavorato per tantissimi anni con i bambini. Sono un artista prestato al mondo dell’educazione. Ho diretto un centro di sperimentazione didattica per tanti anni, ma il mio sogno segreto, la mia vocazione, credo sia proprio quella di essere un mastro giocattolaio, un costruttore di giocattoli.
Che cosa vedono i giocattoli? Questo discorso lo devo fare per farvi capire come è uscita l’idea della carovana dei Pacifici e dei Pacifici.
Costruisco giocattoli da quando sono bambino. Ho tentato varie discipline artistiche. Ho provato a fare teatro, ho provato a fare i fumetti, ho provato a dipingere, a fare mosaici, ho fatto scuola d’arte per il mosaico, ma non riuscivo a capire di preciso che cosa volessi fare nella vita, quale fosse lo strumento per poter esprimere il mondo interiore.
In questo centro dove ho lavorato, ho creato, dopo un progetto di costruzione di giocattoli ecologici, un piccolo museo di collezioni di giocattoli: un grande giocattolo, cioè il museo come giocattolo. Tanto è vero che lo abbiamo chiamato Tintinnabula giocattolo museo. I Tintinnabula sono i primi oggetti di gioco che si mettono in mano ai bambini e ai neonati: sono le sonagliere, i sonaglini. Gli antichi costruivano dei pupazzetti e animaletti di ceramica con dentro dei sassolini e questi tintinnabuli tintinnavano.
Ho sempre pensato che nei giocattoli ci fosse qualcosa di speciale
Ho sempre pensato che nei giocattoli ci fosse qualcosa di assolutamente speciale. Visto dalla parte del designer, ci sono degli attributi, delle qualità delle cose che riguardano specificatamente questo oggetto, cioè il giocattolo ha una storia. Mi ci vorrebbe molto tempo per cercare di spiegarvi tutte queste cose che sono andato a scoprendo lavorando sui giocattoli e costruendo i giocattoli
C’è tanta storia, ci sono delle funzioni: servono per giocare a certi giochi più che ad altri; ci sono delle qualità narrative. Molti giocattoli sono anche oggetti magici delle fiabe, si possono raccontare; dietro i giocattoli ci sono tante storie. C’è un’ecologia, cioè fatti di materiali che vengono da ambienti particolari e c’è un’archeologia, cioè il giocattolo è un cristallo di tempo. Si mettono attorno ai giocatori tutta una serie di arcaicità che sono interessantissime, legate ai riti, legate a cerimonie antiche; soprattutto ai riti misterici.
Il giocattolo è anche un bene comune
Il giocattolo è anche un bene comune: è una cosa che tutti possono copiare, non c’è un copyright, per cui è lì: c’è questo deposito dove tutti possono andare a pescare delle cose, riprenderle, copiarle, senza nessun problema.
Poi ci sono anche dei giocattoli e anche dei costi: il giocattolo tradizionale, il giocattolo popolare, il giocattolo che i bambini di tutte le generazioni e di tutti i paesi del mondo hanno costruito sono giocattoli che non costano niente: vengono costruiti prevalentemente utilizzando le cose che si trovano nell’ambiente. Sempre o quasi sempre sono stati costruiti così, oppure costruiti da artigiani, da genitori, parenti, nonni, eccetera.
I giocattoli sono attivatori di analogie, sono imprevedibili, sono amuleti della buona sorte
I giocattoli sono attivatori di analogie: vivono la mente analogica, cioè quella parte della mente che crea dei nessi, delle affinità, delle corrispondenze. Sono, nelle mani dei bambini, portatori di allegria e dite poco?
Quando faccio vedere dei giocattoli bambini e comincio a giocare con loro e metto in mano … Un giocattolaio quando fa comunicazione con il giocattolo attiva sempre la praticità, cioè il tattile e il visivo insieme. Gli occhi dei bambini si illuminano e cominciano ad esprimere un’allegria, una frenesia, una voglia di giocare, di partecipare con divertimento.
I giocattoli sono imprevedibili: visitano i sogni, i giocattoli producono fantasticazioni, cioè attivano modi di comprensione della vita ambientale, che riguardano il presente, il passato, il futuro; visioni, precognizioni, rimandi simbolici, figure verbali, sintomi del corpo.
Sono amuleti della buona sorte, so di persone che hanno questi ricordi legati ai giocattoli della loro infanzia. Io per esempio ho una sonaglina che mia mamma mi metteva in mano: di argento con Saturno che gira.
I giocattoli sono pieni di poesia
I giocattoli sono pieni di poesia. Una cosa straordinaria di chi si costruisce un giocattolo è che fa un oggetto unico e irripetibile; il contrario dei giochi consumistici prodotti in serie come prodotti industriali, che si accumulano e diventano mucchi, quantità.
Il problema delle stanze dei bambini di oggi è che sono strapiene di giocattoli e iI bambini giocano con i mucchi.
Tradizione e attualità
Quello che faccio io è agganciarmi alla tradizione dei giochi di bambini di tutti i tempi e di tutto il mondo e da lì vado a pescare quello che mi viene di costruire a seconda di quello che c’è nell’aria. Un costruttore di giocattoli è una persona che è sintonizzata su un archivio temporale di oggetti che i bambini hanno sempre costruito. Dall’altra parte è sulla frontiera di qualcosa che sta arrivando. Per esempio, in questo periodo del coronavirus, nella prima fase, a me sono venute in mente le gabbie dei grilli, che è un giocattolo che una volta si regalava ai bambini di campagna d’estate. L’ho ricevuto anch’io da bambino: la gabbia con un grillo e tu lo dovevi accudire tutta l’estate; il grillo cantava per te, ti faceva compagnia e anche da guardia, perché d’estate Il grillo canta quando non c’è rumore o disturbo nella casa; se sente dei rumori strani smette di cantare. Mi ha fatto pensare alla chiusura,al fatto che siamo stati intrappolati in casa, proprio ingabbiati.
Il mio laboratorio è lontano da dove abito e quindi tutti i giorni, preso dalla voglia di costruire gabbie, case e gabbia, sono andato nel laboratorio e ho costruito tantissimi giocattoli. Prima poi faremo una mostra di queste cose strane: tutti i pensieri che mi sono venuti
Questo per dire che ho percepito che la situazione esistenziale che stavamo vivendo mi portava a riflettere, fare dei pensieri e ad esprimere attraverso delle forme, a partire da questa tipologia di base o famiglia. I giocattoli della tradizione si dividono in famiglie o tipologie di base; per esempio, la trottola, la bambola, gli aquiloni. i birilli eccetera, così questo genere. O le gabbie, nel caso delle gabbie.
L’esperienza della ripetizione
Ecco, chi costruisce giocattoli come me.. Vi leggo una cosa di Walter Benjamin (link esterno) che non fa che ripetere una cosa che è la qualità più importante, secondo me, del giocattolo; prima ho parlato di qualità dal punto di vista del design. Il filosofo esprime un pensiero che secondo me è importantissimo: quello della ripetizione cioè, dice Walter Benjamin: “Ogni esperienza di grande profondità vuole insaziabilmente, vuole fino alla fine di tutte le cose, la ripetizione e il ritorno, il ripristino di una situazione originaria da cui è sorta. ll gioco, il giocattolo, non è soltanto la via per diventare padroni delle terribili esperienze originali attraverso lo smussamento, l’evocazione maliziosa e la parodia, ma per assaporare con la massima intensità, e sempre di nuovo, trionfi e vittorie: la trasformazione dell’esperienza più sconvolgente in abitudine”. Questa è l’essenza del gioco.
Sono stato rimproverato spesso di ripetere sempre: perché non fai dei giocattoli nuovi, non ti metti inventare il cubo di Rubik, o chissà che cosa? farai un sacco di soldi. No, a me interessa ripetere, la ripetizione differente (e quindi non produco in serie), e la cosa straordinaria è che, anche quando faccio dei birilli, sono sempre birilli, ma mi viene sempre fuori qualcosa di nuovo: basta cambiare il materiale, basta cambiare una forma, basta cambiare un colore, con sempre una variante, una ripetizione differente. Questa mi sembra che sia la cosa più straordinaria.
Scusate se parlo in fretta; mi hanno dato 20 minuti, ci vorrebbero due, tre, quattro, cinque ore per raccontarvi tutto quello che ho imparato in questi anni di studio di ricerca di costruzione di giocattoli.
L’idea dei Pacifici
L’idea dei Pacifici non è un’idea mia, cioè io non mi sento un creatore originale che inventa chissà che cosa. C’era già. Una delle tipologie di base, una delle famiglie della tradizione, della cultura ludica di tutti i tempi, è il soldatino. Ci sono dall’antichità, dal mondo egiziano, dal mondo greco, etrusco, eccetera. Il soldatino c’è sempre stato.
Quando nel 2002, 2003, quando scoppiò la guerra in Iraq, io lavoravo in questo museo e dicevo: bisogna fare qualcosa per portare l’attenzione dei bambini su questo evento tragico, terribile, cioè una guerra che è scoppiata e che si vede per televisione: si vedeva ed era una cosa spettacolare. Ero molto preoccupato: vedere le armi in azione con i bambini che guardano la televisione, affascinati da questi bombardamenti e dai missili che partivano degli aerei. eccetera. Ho detto: bisogna fare qualcosa; sono andato a guardare ed effettivamente avevamo dei soldatini e delle cose strane, Allora abbiamo detto: perché non lavoriamo un anno intero e facciamo un cantiere di costruzione del giocattolo di pace, partendo dalle parodie del soldatino: facciamo dei soldatini che fanno ridere, oppure giochiamo sui simboli che andiamo a estrapolare da tutti i giocattoli che hanno a che fare con dei simboli, tipo, per esempio, la colomba, tipo per esempio, l’arcobaleno, e li valorizziamo come portatori di un discorso di pace.
Certamente non si tratta solo di costruire, ma di lavorare intorno a un discorso di nonviolenza, di collaborazione, di ascolto dell’altro, di cittadinanza attiva, insomma di tutte queste cose che fanno da corollario alla costruzione. Abbiamo fatto poi una mostra, e da lì ho continuato, ho visto alcune cose fatte dai bambini e alcune cose che avevo fatto io e che avevo messo in mostra insieme alle cose fatte dai bambini, dagli insegnanti e degli artigiani, perché a questa mostra avevamo invitato tantissime persone a dare dei contributi.
Ho continuato a costruire dei piccoli eserciti adesso. Ora puoi far partire le immagini: vi faccio vedere gli eserciti che ho costruito. Il primo esercito è un esercito, che mi hanno fatto venire in mente i soldati di terracotta cinesi: quelli tutti rossi sono scoperti in Cina dissotterrati. Erano accumulati sottoterra.
Giocattoli come parodie
La prima foto fa vedere dei soldatini tutti dipinti di rosso, che sono stati fotografati su una spiaggia, ma io li ho immaginati come soldati che vanno alla guerra e vanno in un posto dove sicuramente non risolveranno tutti i problemi, quindi in una situazione che è di sabbie mobili. Ho cominciato a costruire dei piccoli eserciti che sono delle parodie. È interessante il discorso della parodia: tutto il mondo dei giocattoli è un mondo di parodie del mondo reale: i bambini non fanno altro che miniaturizzare ciò che è nella realtà. Facendo questo, lo rendono parodistico: una macchina costruita da bambini non sarà mai la macchina vera. Anche se nel bambino non c’è una volontà di fare della parodia, in realtà poi rimpicciolisce, trasforma, ridicolizza, diciamo così, ai fini di utilità e di gioco di divertimento.
Nell’adulto, quando invece c’è questa volontà, c’è una parodia concreta, reale, una volontà di prendere in giro qualcosa. Allora ho fatto un esercito di soldatini rossi che sprofonda nelle sabbie mobili e ho giocato su questi aspetti. Per esempio in Romagna si dice che, quando uno è profondamente innamorato, ha il sangue innamorativo e gli va alla testa e sboccia come un fiore. Quindi ho fatto un esercito di soldati con tutti questi fiori in testa.
Oppure, quando conosce ho letto e ho scoperto la filastrocca per bambini (link esterno) ”La vecchina che semina il grano, volta la carta, si vede il villano; il villano che zappa la terra, volta la carta e si vede la guerra; la guerra la fanno i soldati, volta la carta e si vede i malati”. In questa filastrocca di tradizione popolare molto interessante, che ha un finale tragico-allegro a secondo di come si decide che si voglia far finire; e allora ho fatto un esercito di ombre di Arlecchino, perché questa filastrocca finisce con Arlecchino, in alcune versioni popolari toscane soprattutto. Ho fatto un esercito di ombre di Arlecchino: le ombre, la parte oscura dell’uomo, e poi e poi l’abbiamo l’ho fotografata con un amico di Italia in Miniatura a Rimini. Sono perciò questi giochi di queste figure piccole dentro questi scenari che sembrano reali.
Poi a un certo punto mi è venuta l’idea che si poteva lavorare con i bambini per fare dei soldatini che, invece di giocare su questi aspetti parodistici, che comunque sono molto interessanti, si poteva pensare di trasformarli in soldati della pace. Quindi mi sono posto il problema di come creare una sagomina facile da realizzare con proprietà multi sensibili, in modo che i bambini potessero esprimere tutto il possibile e inventare tutte le cose possibili.
Allora ho fatto una ricerca sulla statuaria antica, cominciando delle sculture cicladiche del periodo arcaico greco, dove le figure sono piatte: alcune sono molto interessanti perché avevo in mente che questi questi pupazzetti potessero essere delle figurine di carta, come da tradizione da sulle riviste per bambini dagli anni Trenta, tipo Il corrierino dei piccoli fino a Linus degli anni 60/70, dove molti autori di fumetti si sono cimentati con soldatini di carta.
Io volevo arrivare a soldatini di carta facili di realizzare, partendo da quella tecnica, e quindi ho studiato: sono arrivato a certe sculture etrusche come l’ombra di San Gimignano, che è un pupazzetto alto 60 cm di bronzo, che è stato scoperto nel 2010 e dove si vede questo questo strano personaggio, tutto affilato, come una scultura di Giacometti, che tiene in mano una patena, cioè un piatto con un rilievo centrale, oppure il guerriero di Capestrano (link esterno), che è vicino a Chieti, che è questo questo guerriero con questo cappellone grande, che è stato esposto nel museo di Chieti, vicino a una scultura di Mimmo Paladino. Questa cosa mi ha molto colpito, perché è stato invitato questo grande scultore ancora vivente, che ha fatto una parodia di questo soldato (link esterno), che non ha armi e che tiene in mano delle tegole.
Ha appoggiato su tutto il corpo delle tegole, cioè i ripari delle case, che sono come delle patene, come dei piatti dove sono esposti delle cose o dove ci sono dei segnali, dei segni e dei simboli. Da lì sono arrivato arrivato a fare questa forma di carta, che avete visto nel filmato, molto semplice e facile da ritagliare, da costruire e poi con con questi spazi vuoti. dove i bambini potessero esprimere tutto quello che volevano: i volti, i vestiti, i costumi, le parole da aggiungere, eccetera.
A casa di Mario Lodi
Poi è successo che a un anno della morte di Mario Lodi, nel 2015, sono stato invitato. Ero amico di Mario Lodi: per un quindicina d’anni insieme abbiamo fatto e allestito una mostra che ha girato per l’Italia per 7-8 anni, e che si chiama La scienza in altalena. Quindi ogni anno ero a casa di Mario Lodi almeno due o tre volte all’anno per aggiustare i giocattoli; era una mostra interattiva con giocattoli fatti da me; si rompevano, perché i bambini facevano tutta la serie di esperimenti di giochi. Io ero sempre lì ospite a casa sua grande piacere, grande ammirazione e rispetto e sempre molto intimorito.
Quindi sono stato invitato un anno della morte, c’era un convegno, a fare un laboratorio in ricordo di Mario, e l’ultimo modulo di attività, che ho fatto in questo laboratorio di formazione, è stato proprio la proposta dei Pacifici, abbinandola a una cosa che aveva incontrato in quei giorni, cioè la poesia I giusti di Borges. Questa poesia dava l’idea del nuovo Pacifico come l’essere qualunque; non tanto l’individuo, l’uomo, l’universale, eccetera, ma chi semplicemente ogni giorno nella quotidianità fa qualcosa. Una poesia bellissima che conoscerete, mi immagino: chi coltiva il suo giardino come voleva Voltaire, chi accarezza un animale addormentato, chi preferisce che abbiano ragione gli altri, due giocatori che giocano a scacchi. Insomma, sono 12 versi che finiscono dicendo: queste persone, pur non conoscendosi, stanno salvando il mondo. Questa poesia, abbinata ai Pacifici, mi ha fatto capire che in questa proposta c’era una grande potenza e possibilità di sviluppi imprevedibili e anche affascinanti. Lì è successa questa cosa strana: cioè io ho pensato, finito il laboratorio, di raccogliere questi pupazzetti come facevo precedentemente facendo queste piccole truppette, e io le facevo inquadrate, impostate 4×4, quindi 16 soldatini: tutte le truppe parodiche, diciamo così, che ho fatto io, erano inquadrate su 16 pezzi 4×4. Lì il gruppo era di 25 persone e allora mi è venuta l’idea di fotografarli fuori e di fotografarli davanti alla porta della casa di Mario.
Con Luciana Bertinato ed Emanuela Bussolati
Vedrete anche adesso la fotografia; è lì che è successo l’incontro con Luciana Bertinato e Emanuela Bussolati che, colpiti da questa cosa, han detto: questa è un grande, è un’ottima idea, grande idea no: bisognerebbe sperimentarla a scuola per vedere se funziona con i bambini, in quel periodo eravamo insieme nella rete di Cooperazione educativa, e lanciarla a livello nazionale.
Io mi fermo qui per lasciare, ho parlato troppo?
(IC Copernico: Assolutamente no, Roberto; nel frattempo recuperato il file che, mi scuso, ma non avevo visto perché ne avevo visto uno solo da Luciana, e ho mostrato i lavori che tu ci hai dato, sono questi, Roberto?)
Sì, compresa l’ultima fotografia, perché tutto questo progetto, nel momento in cui è partito, è cominciato nella scuola primaria di primo grado con Luciana e poi piano piano è salito di grado alle scuole superiori e fino all’Università. Pochi giorni fa è stata fatto anche all’Università di Bologna da studenti universitari.
Ma la cosa strana è che sta transitando nei posti più impensati. In questa fotografia, vedete, c’è un gruppo di genitori di bambini che hanno fatto i Pacifici alla galleria d’arte moderna di Genova. I pacifici miei sono stati esposti insieme a opere di artisti, ma c’erano anche le cose dei bambini; e qui vedete in questa fotografia la situazione felicissima di quella giornata, fuori pioveva a dirotto, per cui si era creata un’atmosfera particolarmente simpatica, serena e allegra. Siamo stati invitati a Guernica al museo della Pace di Guernica; insomma nei posti più impensati.
Passo la parola a Luciana. C’è qualche domanda? Mascia vuoi dire qualcosa?
Una domanda
IC Copernico: proviamo a raccogliere subito le domande, per questioni di tempo e riduciamole a una tempistica che consenta poi di averw adeguato spazio anche per gli altri relatori. È stata veramente una relazione, che andremo poi riascoltare veramente con tanto interesse; ci siamo anche appuntati alcune frasi che tu hai detto, tra cui “il gioco e poesia”, che è qualcosa che veramente ci scava dentro in maniera reale, con questo nostro bisogno di costruire i giochi con i bambini.
Giocattoli come dono è bellissimo; è il bambino che fa diventare giocattolo qualcosa intorno a sé. Secondo lei è importante?, chiede Sandra.
Sì, questa è una cosa assolutamente essenziale; cioè, il bambino nel momento in cui costruisce giocattoli, cioè ha giocato con le proprie mani, mette in moto qualcosa di proprio e arriva a un risultato che è sempre comunque poetico. Quello che fa non è mai una cosa che riceve. è una cosa che crea, ed è un hàpax legòmenon (link alla voce di Wikipedia), cioè un oggetto unico, irripetibile; adesso una citazione colta: Dante usa la parola acerbitate una sola volta nel Convivio. Ecco, il bambino quando costruisce un giocattolo fa qualcosa di unico che non esisteva prima; anche se è una ripetizione, è una ripetizione differente, è come una originalità e come qualcosa che va al di là, cioè porta su altri campi di esperienza, di sensazioni, di percezioni. Io trovo sempre emozionante vedere quello che fa un bambino, anche se un oggetto non finito, non realizzato perfettamente, ha sempre qualcosa che commuove, che emoziona.
Trovo sempre emozionante vedere quello che fa un bambino: ha sempre qualcosa che commuove, che emoziona
Ecco, è importante questo aspetto: l’unicità. Invece, purtroppo, oggi i bambini ricevono oggetti già fatti e già dati e non hanno più voglia di costruire, di farsi le cose, in generale, è una generalizzazione: i bambini pastrocchiano continuamente, tirano sempre fuori qualcosa di originale, però c’è questa tendenza di regalare sempre tutto.
Altre risorse
- Costruiamo i Pacifici! Con Roberto Papetti (link a Youtube) – Video introduttivo, mostrato all’inizio dell’intervento di Roberto Papetti
- Sito de La carovana dei Pacifici
- Mario Lodi. Un metodo di insegnamento (link a Rai Cultura)















