{"id":13689,"date":"2021-01-08T23:29:31","date_gmt":"2021-01-08T22:29:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.icscopernico.edu.it\/old\/?page_id=13689"},"modified":"2021-01-08T23:29:31","modified_gmt":"2021-01-08T22:29:31","slug":"maria-ramunno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.icscopernico.edu.it\/old\/settimana-della-gentilezza\/gentilezza-2020\/incontri\/parole-di-cura\/materiali\/maria-ramunno\/","title":{"rendered":"Maria Ramunno"},"content":{"rendered":"<div class=\"riassunto\">\n<p>Questa pagina riporta l&#8217;intervento di Maria Ramunno,\u00a0 dirigente scolastica, curatrice e animatrice del gruppo Facebook <em>Settimana della gentilezza<\/em>. <br \/>\nOltre alla possibilit\u00e0 di sentire l&#8217;audio, abbiamo pensato di proporre anche la trascrizione testuale. In questo modo, oltre a favorire una seconda modalit\u00e0 di fruizione, utile per le persone con difficolt\u00e0 uditive, abbiamo avuto la possibilit\u00e0 di espandere il testo con alcuni link. Il testo, inoltre, facilmente selezionabile, diventa un lancio per ulteriori riusi.\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<p><em>IC Copernico di Corsico, mercoled\u00ec 25 novembre &#8211; IV Settimana della gentilezza<\/em><\/p>\n<p>Ascolta l\u2019audio della prima parte dell&#8217;intervento di Maria Ramunno<\/p>\n<p><audio controls=\"controls\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><source src=\"https:\/\/www.icscopernico.edu.it\/old\/materiali\/parole-di-cura-ramunno.mp3\" type=\"audio\/mpeg\" \/><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_end\">\ufeff<\/span> Your browser does not support the audio element.<\/audio><\/p>\n<p>Dunque le parole di cura e gentilezza; con uno dei tanti programmi di Word Cloud sono andata a scrivere tutte le parole connesse con le parole sorelle \u201ccura e gentilezza\u201d, che mi accompagnano da molto tempo. Ho fatto per anni l&#8217;insegnante di tedesco e d\u2019inglese e anche francese, ma ho avuto la fortuna di cominciare gi\u00e0 dalle scuole elementari con una suora australiana, che voleva provare con dei bambini interessati all&#8217;insegnamento dell&#8217;inglese, Ecco, ho cominciato ad amare le parole, a trattarle con cura, con gioia, come se fossero il mio giocattolo preferito, come se fossero un gatto da accarezzare. Ho avuto questa fortuna, che mi ha portato poi a studiare inglese, francese, tedesco e russo, gi\u00e0 prima di frequentare l&#8217;universit\u00e0 di Lingue, e, diciamo, oggi mi porta a memorizzare e a tenere vicino a me il pi\u00f9 possibile le parole, che, quindi, ho sempre cercato di trattare con cura, imparando nella corretta pronuncia la corretta intonazione, nelle frasi il corretto uso, i corretti significati, con un enorme rispetto.<\/p>\n<p>Cura, che \u00e8 la parola centrale dell&#8217;incontro di oggi, \u00e8 assunzione di responsabilit\u00e0; proprio dal cuore della parola, la cui radice <i>ku<\/i> a sua volta rimanda a un\u2019osservazione, cio\u00e8 a uno sguardo attento sull&#8217;altro, sulla realt\u00e0 e, quindi, implica osservazione, ma anche partecipazione attiva, che segue allo sguardo e, quindi, come ci dice il sito <a href=\"https:\/\/unaparolaalgiorno.it\/significato\/cura\"><i>Una parola al giorno<\/i><\/a>, \u00e8 amore con il lato attivo, e, rimandando a una canzone di Gaber, \u00e8 \u201cmateria, terra, cosa\u201d, deve cio\u00e8 concretizzarsi.<\/p>\n<p>Stessa cosa per la gentilezza. C&#8217;\u00e8 un detto inglese che dice <i>Kindness is love with its work boots on,<\/i> cio\u00e8 \u00e8 l&#8217;amore con la tenuta da lavoro, con gli stivaletti, le scarpette che si mettono quando si lavora. La gentilezza, quindi niente affatto un comportamento affettato, oppure un segno di distinzione per aspetti legati alla propria nobilt\u00e0. No, non \u00e8 cos\u00ec; l\u2019etimologia rimanda da un lato alla non appartenenza al popolo ebraico, ma non tanto come un segno di limitazione, quanto un&#8217;apertura che il cristianesimo estende veramente a tutte le genti e, dall&#8217;altro lato, l\u2019appartenenza alla gens &#8211; a Roma c&#8217;era il prenomen, il nome, e il cognomen; questa unit\u00e0 sovrafamiliare, che col tempo si \u00e8 incredibilmente allargata e che imponeva quindi vincoli di cura e attenzione che andavano ben al di l\u00e0, di quelli riservati alla stretta cerchia familiare. Lo stesso sito (<a href=\"https:\/\/unaparolaalgiorno.it\/significato\/gentile\">https:\/\/unaparolaalgiorno.it\/significato\/gentile<\/a>) vuole sottolineare questa parola, che ha fatto questo viaggio, partendo da cos\u00ec lontano. Ecco, oggi chi nella scuola lavora per favorire il valore della gentilezza nelle relazioni la intende come cura, rispetto vero, benevolo.<\/p>\n<p>Vi ricordate la volpe del Piccolo Principe? Ecco, la parola pu\u00f2 essere usata non cos\u00ec amorevolmente e pu\u00f2 anche essere una portatrice di diversi significati e quindi creare malintesi. Oggi \u00e8 la giornata che ci ricorda il nostro impegno contro la violenza sulle donne. Ecco, la parola amore che \u00e8 cos\u00ec in s\u00e9 perfetta e compiuta, pu\u00f2 essere anche il ponte, invece, di malessere e di tossicit\u00e0; quindi dobbiamo stare in guardia e avere delle relazioni che siano veramente ispirate alla cura e alla gentilezza nei nostri contesti di vita e nei nostri contesti di lavoro.\u00a7<br \/>\nQuesta riflessione l\u2019ho trovata nella dottoressa Adriana Sumini nel suo saggio <a href=\"https:\/\/accfvigevano.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/2130504.pdf\"><i>Parole per dare vita alla relazione educativa<\/i><\/a> (<i>estratto pdf da Animazione sociale, maggio 2013<\/i>);\u00a0 interessante anche il suo saggio sull&#8217;<a href=\"https:\/\/www.maggiolieditore.it\/9788838770418-l-aggressivit-nei-servizi-sociali.html\">aggressivit\u00e0 nei servizi sociali<\/a> (<i>leggi la scheda del libro<\/i>); la mancanza, purtroppo, di gentilezza \u00e8 ci\u00f2 che ha fatto scaturire la necessit\u00e0 di occuparci di gentilezza oggi-<\/p>\n<p>Le parole come creature viventi (<i>vedi <\/i><a href=\"https:\/\/poesieintornoalfuoco.blogspot.com\/2018\/08\/le-parole-hanno-un-loro-destino.html\"><i>https:\/\/poesieintornoalfuoco.blogspot.com\/2018\/08\/le-parole-hanno-un-loro-destino.html<\/i><\/a>); Sara \u00e8 stata bravissima nel dar vita alla relazione con la parola soccorrevole, quindi a far comprendere quanto vera sia questa affermazione di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hugo_von_Hofmannsthal\">Hugo von Hofmannsthal<\/a> (<i>vedi voce di Wikipedia<\/i>), poeta e drammaturgo austriaco, vissuto a cavallo tra Otto e Novecento.\u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La parola che quindi diventa persona. Ecco, <i>I care<\/i> \u00e8 una delle frasi pi\u00f9 conosciute al mondo sulla scuola, la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Scuola_di_Barbiana\">scuola di Barbiana<\/a> (vedi voce di Wikipedia). Don Milani, che, pur alle volte pronunciando frasi e parole molto brusche e apparentemente quindi non molto cortesi, in realt\u00e0 aveva colto al centro, al cuore, l&#8217;importanza della cura. Con questa parola, come diceva lui intraducibile, perch\u00e9 da una parte implica la preoccupazione l&#8217;interesse e l&#8217;importanza che si d\u00e0 a qualcosa e dall&#8217;altra, contemporaneamente e conseguentemente, anche questo <i>look after<\/i>: questo badare, questo seguire, questo andar dietro nella cura. Si usa &#8211; in inglese. questo verbo con la preposizione &#8211; con i bambini, con le persone anziane o con tutti coloro che hanno bisogno di cura. Provvedere alle necessit\u00e0 della persona quindi \u00e8 una relazione che implica uno sguardo, che volge verso il benessere della persona in base a ci\u00f2 di cui effettivamente la persona ha bisogno.\u00a0<\/p>\n<p>Recalcati parla di parole piene citando a sua volta Lacan (vedi <a href=\"https:\/\/www.nicoloterminio.it\/psicoanalisi-psicoterapia\/psicoanalisi-lacaniana\/parola-piena-e-parola-vuota.html\">https:\/\/www.nicoloterminio.it\/psicoanalisi-psicoterapia\/psicoanalisi-lacaniana\/parola-piena-e-parola-vuota.html<\/a>); quindi, la comunicazione gentile con parole gentili e di cura. Ecco, e qui mi viene proprio in mente di nuovo quello che diceva Sara, \u00e8 la parola che accoglie l&#8217;altro, che si realizza nel desiderio dell&#8217;altro e si nutre dello sguardo dell&#8217;altro. Quindi \u00e8 una parola che unisce, che fonde insieme le due alterit\u00e0 di chi la pronuncia e di chi la ascolta, in questa unione simbiotica. Cos\u00ec viene percepita come piena, gentile.<\/p>\n<p>\u00a0<br \/>\nQuindi, se ci domandiamo quali siano le parole di gentilezza e cura nei contesti educativi, pi\u00f9 che enucleare quelle che ho segnato nel <i>wordcloud <\/i>della prima slide, in realt\u00e0 sono tutte quelle che scaturiscono da una riflessione plurale, cio\u00e8 da parte di tutti gli attori dei contesti educativi; che, appunto, non siano solo parole, ma parole e silenzi, parole e gesti, parole e azioni, parole e sguardi, che diano anima alla relazione educativa.<br \/>\nQuindi, importanza assoluta all\u2019educazione degli educatori; centrare, quindi, il nostro percorso di riflessione sulla comunicazione gentile con il massimo coinvolgimento di tutti gli attori nel processo educativo, che devono essere consapevoli del pensiero della complessit\u00e0.<br \/>\nLa condivisione riguarda anche la relazione educativa, vista non come autoritaria e prescrittiva e neppure come superficialmente emotiva o falsamente amicale. Torniamo a Milani, <i>I care<\/i>, \u201c<i>look after and provide for the needs<\/i>\u201d, cio\u00e8 provvedere veramente ai bisogni. La comunicazione gentile in contesto educativo passa anche dalla assunzione della responsabilit\u00e0, come la concepiva <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hannah_Arendt\">Hannah Arendt<\/a> (vedi voce Wikipedia): dobbiamo amare il mondo e assumerci la responsabilit\u00e0 di salvarlo in qualche modo, perch\u00e9 dobbiamo essere coinvolti nel processo di rinnovamento che si attua attraverso i giovani e, quindi, essere molto convinti, in maniera plurale, di promuovere percorsi di apprendimento, che sono mirati verso l&#8217;acquisizione dell&#8217;autonomia e l&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 da parte di coloro di cui dobbiamo prenderci cura. Ogni azione di insegnamento educativa \u00e8 finalizzata all&#8217;acquisizione di una competenza di apprendere ad apprendere dell&#8217;alunno, cio\u00e8 la sua autorealizzazione, e consta, appunto, di autonomia e responsabilit\u00e0 nell\u2019orientare la vita, che \u00e8 vita dell&#8217;individuo e vita sociale.\u00a0<\/p>\n<p>La condivisione riguarda anche gli approcci didattico metodologici che siano inclusivi ovviamente, collaborativi, costruttivi, che prendono dentro di s\u00e9 anche il gioco <br \/>\nSchiller dice nel suo saggio che il gioco \u00e8 la forma pi\u00f9 alta di apprendimento per il bambino, ma non solo per il bambino. E l&#8217;educazione all&#8217;aperto, cio\u00e8 coinvolgere i sensi del bambino, favorire il contatto con la natura, l&#8217;utilizzo di forme verbali che si attua in una comunicazione efficace non violenta, la ricerca di un clima di benessere nelle relazioni e la flessibilit\u00e0 di tutti i progetti pedagogici per riconoscere i diversi talenti di tutti all&#8217;interno dei gruppi classe,\u00a0<\/p>\n<p>Dobbiamo essere consci del fatto che il linguaggio non verbale, quindi tutto ci\u00f2 che riguarda la nostra gestualit\u00e0, ma anche la posizione che assumiamo nello spazio di riferimento, il nostro modo di porci, lo stesso nostro abbigliamento pesano insieme agli aspetti cosiddetti paraverbali, che riguardano appunto la tonalit\u00e0, il timbro della voce, la velocit\u00e0 dell&#8217;eloquio, il ritmo eccetera, mentre il contenuto verbale, cio\u00e8 quello riferito alla parte semantica della nostra parola, ha nella comunicazione verbale un\u2019influenza residuale. Questo \u00e8 derivato dallo studio di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Albert_Mehrabian\">Albert Mehrabian<\/a> (vedi voce Wikipedia), uno psicologo che insegna all&#8217;universit\u00e0 californiana di Los Angeles, e il suo modello, detto del 55 38 7, perch\u00e9 questo contributo dei diversi linguaggi va a scalare. In pratica il contenuto verbale incide parte residuale; lui ci tiene molto per\u00f2 che venga specificato che questo suo modello vale per queste percentuali numeriche nella comunicazione, diciamo personale; le cifre si ridimensionano per altri tipi di comunicazione, diciamo, pi\u00f9 oggettive; per\u00f2 comunque \u00e8 qualcosa su cui dobbiamo riflettere, se vogliamo che le nostre parole siano parole di cura.<\/p>\n<p>Quindi, non solo parole, non solo il nostro corpo che si adatta alle parole, ma consapevolezza che si apprende attraverso l\u2019ascolto e l\u2019osservazione; quindi l&#8217;importanza della credibilit\u00e0, dell&#8217;esempio che chi educa o ha un ruolo all&#8217;interno di un contesto educativo deve avere. La dignit\u00e0 e il rispetto dell&#8217;altro, dei diversi ruoli dentro i contesti comunicativi sono importantissimi. Cosa succede quando crediamo che chi insegna o il direttore di una scuola abbia pi\u00f9 importanza del resto? Succede quello che <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Charles_Dickens\">Dickens<\/a> (vedi voce di Wikipedia) ci presenta nel suo famoso romanzo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tempi_difficili\"><i>Hard Times<\/i><\/a><i> (vedi voce di Wikipedia)<\/i>, in cui il professor Gradgrind &#8211; il nome Dickens lo forma dal verbo <i>to grind<\/i>, stritolare &#8211; e <i>grad <\/i>si riferisce al al fatto che era laureato e anche rimanda ai grades, ai voti; quindi verrebbe fuori un cognome tipo \u201clo stritola studenti con i voti\u201d, o una cosa del genere. Ecco, la pari dignit\u00e0 non pu\u00f2 vedere i bambini, gli alunni sin dai primi anni di scuola come vasi da riempire, diceva Dickens, con i fatti. In realt\u00e0 questo \u00e8 un pericolo che ancora oggi abbiamo; uno dei pericoli che la professoressa <a href=\"https:\/\/www.ted.com\/talks\/daniela_lucangeli_emotional_short_circuits_the_intelligence_behind_mistakes?language=it\">Lucangeli<\/a> <i>(qui in un video tratto da TedxMilan<\/i>) mette in luce, \u00e8\u00a0 l\u2019ingozzamento cognitivo, cio\u00e8 un rapporto dove l&#8217;educazione, i suoi contenuti, i suoi oggetti sono pi\u00f9 importanti della relazione. Il dottor <a href=\"https:\/\/www.occhiovolante.it\/author\/renatopalma\/\">Renato Palma<\/a> <i>(link a occhiovolante.it<\/i>), che \u00e8 uno psichiatra, un medico della corrente di Democrazia affettiva, sostiene che il pericolo di abbandonare la relazione, di sbilanciarsi verso l&#8217;educazione, \u00e8 quello di diventare scortese, mentre invece \u00e8 fondamentale che la relazione sia sempre presente, sia sempre bilanciata con l&#8217;educazione. Se non avete letto, se non vi ricordate, questo romanzo parla di scuola ed \u00e8 famosissimo lo scambio con la ragazzina Sissy Jupe, che viene individuata come il numero 20. Alla risposta della bambina, che aveva le guance di un bel rosso acceso perch\u00e9 era abituata a vivere all&#8217;aperto, figlia di un clown del circo, ecco, alla domanda cosa fa tuo padre, la bambina risponde e l&#8217;insegnante molto sgarbatamente tratta questa professione come discutibile \u201cnon la devi nominare questa questa cosa in questo luogo\u201d. E, allora, interroga la bambina, che ha sempre pi\u00f9 il rossore che l&#8217;avvolge perch\u00e9 si allarma, si impaurisce. La bambina non sa rispondere alla domanda cos&#8217;\u00e8 un cavallo; chi sa rispondere perfettamente \u00e8 il compagno di scuola Bitzer, che, come praticamente avremmo detto oggi, a pappagallo riporta a voce una definizione di cavallo da vocabolario e Bitzer, che Dickens descrive come talmente pallido che era difficilissimo anche distinguere gli occhi dal resto del volto, perch\u00e9 anche le ciglia erano veramente quasi invisibili, &#8230; ecco, chi sa benissimo che cos&#8217;\u00e8 un cavallo e Sissy che non sa dire cos&#8217;\u00e8 un cavallo e quindi viene umiliata perch\u00e9 non non \u00e8 adatta a quel tipo di scuola. E chi non ha nessuna idea di che cosa sia nemmeno l&#8217;aria aperta, dove si muove un cavallo, invece \u00e8 lo studente che pi\u00f9 adatto a questo tipo di scuola, questo tipo di societ\u00e0. (<i>link a una <\/i><a href=\"https:\/\/letteredidattica.deascuola.it\/letteratura\/risorse\/biblioteca-01database-brani\/la-cattiva-educazione\/\"><i>pagina di letteredidattica.deascuola.it<\/i><\/a><i> con il testo del brano citato<\/i>).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Michel_de_Montaigne\">de Montaigne<\/a> (<i>link alla voce di Wikipedia<\/i>), che vive nel 500, quando quindi gi\u00e0 il colonialismo ha prodotto i suoi effetti, mette in guardia dal privilegiare le\u00a0 informazioni sulla formazione; quindi gi\u00e0 nel Cinquecento, epoca di colonialismo, ricordiamocelo, non ci domandiamo se l&#8217;alunno \u00e8 pi\u00f9 saggio, ma semplicemente se ha imparato il greco e latino. Ripreso da Morin, il suo motto \u00e8 diventato famosissimo:<i> meglio una testa ben fatta che una testa piena<\/i>. La scuola di Dickens era la scuola di Coketown, una delle tante citt\u00e0 della Rivoluzione industriale inglese; \u00e8 bellissimo anche questo brano che ho riportato qui in traduzione, perch\u00e9 gli attributi di Coketown ne fanno un luogo nocivo per l&#8217;uomo, come una giungla selvaggia, appunto un luogo dove l&#8217;uomo veramente \u00e8 in pericolo. Ci sono delle similitudini bellissime col serpente di fumo, il fumo delle ciminiere; il fiume, il canale, che prima avevano un colore naturale, adesso sono neri e una tinta rossastra, maleodorante, anche quindi la sinestesia, il pistone della macchina a vapore che fa un rumore assordante paragonato alla testa dell&#8217;elefante impazzito. Dickens ha molto chiaro il perch\u00e9 di tutto ci\u00f2: gli attributi di Coketown erano inseparabili dall&#8217;industria che dava da vivere alla citt\u00e0, cio\u00e8 inseparabili perch\u00e9 c&#8217;era la rivoluzione industriale e succede succede che il mondo \u00e8 cambiato: ci sono persone niente affatto gentili, ma sempre arrabbiati, infuriati, che si danno all&#8217;alcol, all\u2019oppio, mentre invece la gentil donna elegante che gode di tutto ci\u00f2 che viene prodotto nei luoghi della dell&#8217;industria, storce il naso perch\u00e9 non ama appunto tanta bruttezza, la bruttezza appunto della citt\u00e0 inglesi della Rivoluzione industriale.<\/p>\n<p>Di nuovo Montaigne: il vizio fa bene agli affari, fa bene all&#8217;economia e questo dal colonialismo in poi era diventato sempre pi\u00f9 acquisito. Anche qui la famosa favola delle api di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bernard_de_Mandeville\">Bernard de Mandeville<\/a> (<i>link alla voce di Wikipedia<\/i>), scrittore filosofo olandese e inglese, poi trasferitosi appunto in Inghilterra con vizi privati e pubbliche virt\u00f9: lo stato ha bisogno del vizio per diventare uno stato grande, perch\u00e9 anche qui la virt\u00f9 non \u00e8 un motore per l&#8217;economia e, quindi, una volta che abbiamo connesso la fortuna economica con l&#8217;egoismo e l&#8217;immoralit\u00e0 e abbiamo capito che l&#8217;ingiustizia, la furbizia possono essere convenienti per arricchirsi. Basta riflettere sul fatto che, se io produco tagliaerba, ho tutto l&#8217;interesse per far dilagare l&#8217;egoismo, perch\u00e9 se io presto il mio tagliaerba al mio vicino, perch\u00e9 vivo in maniera amorevole col mio vicino, allora viene venduto un tagliaerba in meno. Invece persone scontrose, non dedite a nessuna forma di collaborazione, possono avvantaggiare chi produce tagliaerba e non solo.\u00a0<\/p>\n<p>Quindi io dico semplicemente questo: parlare di gentilezza vuol dire essere consapevoli di queste complessit\u00e0 della storia e del presente e tradurre il tutto in maniera estremamente semplice e, diciamo, con vicinanza verso le nuove generazioni. Quindi c\u2019\u00e8 una serie interminabile di motivi per cui \u00e8 la gentilezza e la cura sono un antidoto a tutti i mali; sono parole che si incarnano e diventano soccorrevoli, come diceva Sara.<\/p>\n<p>La settimana della gentilezza nella scuola perch\u00e9? Perch\u00e9 almeno una volta abbiamo l&#8217;occasione, insieme con tutti gli insegnanti in un collegio, nella quale ci ricordiamo che questa modalit\u00e0 di rapporti tra tutte le componenti delle comunit\u00e0 scolastiche sono fondamentali, intendendo la gentilezza come antidoto verso tanti momenti di difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Qui riassumo come nasce la settimana della gentilezza, soprattutto per chi non ha mai provato. Chiunque pu\u00f2 dare un input e con molta libert\u00e0, con molta semplicit\u00e0 si comincia a progettare nella propria classe, con alcuni colleghi, poi con la scuola. \u00c8\u00a0 quel qualcosa che deve nascere e crescere con gentilezza. Ai tempi di oggi riguarda lo studio del benessere, perch\u00e9 chiaramente anche nei luoghi di lavoro c&#8217;\u00e8 tutto l&#8217;interesse ad avere relazioni gentili. E quindi \u00e8 diventato molto importante il discorso sulla gentilezza, che \u00e8 una vera e propria competenza sociale e civica, oltre che professionale. Io ero in un alberghiero e senza gentilezza non si fanno quei lavori, ma se la gentilezza \u00e8 un abito, una divisa che ci si leva e ci si mette, come dicevo agli alunni, ecco, questa non \u00e8 la vera gentilezza. Mi \u00e8 capitata un&#8217;offerta di lavoro, che ho visto <i>online<\/i> una scuola inglese, per notare la differenza che esiste tra l&#8217;Inghilterra e l&#8217;Italia nel reclutamento: nell&#8217;annuncio <i>online<\/i> si dice che i doveri dell&#8217;insegnante che viene cercato comprendono l\u2019alimentare e il sostenere una cultura della gentilezza dentro la classe e il supportarla in tutta la comunit\u00e0 scolastica.<\/p>\n<h3>Altre risorse<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa pagina riporta l&#8217;intervento di Maria Ramunno,\u00a0 dirigente scolastica, curatrice e animatrice del gruppo Facebook Settimana della gentilezza. Oltre alla possibilit\u00e0 di sentire l&#8217;audio, abbiamo pensato di proporre anche la trascrizione testuale. 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