Luciana Bertinato
Questa pagina riporta l’intervento di Luciana Bertinato, maestra,, autrice di Una scuola felice. Diario di un’esperienza educativa possibile, Franco Angeli. Ha lavorato con Mario Lodi.
Oltre alla possibilità di sentire l’audio, abbiamo pensato di proporre anche la trascrizione testuale. In questo modo, oltre a favorire una seconda modalità di fruizione, utile per le persone con difficoltà uditive, abbiamo avuto la possibilità di espandere il testo con alcuni link. Il testo, inoltre, facilmente selezionabile, diventa un lancio per ulteriori riusi. Un po’ come i Pacifici, che, così come raccontato da Luciana Bertinato ed Emanuela Bussolati, escono dalle pagine statiche di un testo, e camminano, insieme, per altre strade, pronti a nuovi incontri di pace.
IC Copernico di Corsico, mercoledì 11 novembre – IV Settimana della gentilezza
Ascolta l’audio completo dell’intervento di Luciana Bertinato, 11 novembre 2020
Le slide
La presentazione (pdf, 2 MB) che ha accompagnato l’intervento di Luciana Bertinato
Con Mario Lodi
Buonasera a tutti, non voglio ripetere quello che ha già detto Roberto sulla nascita del percorso dei Pacifici. Abbiamo avuto, insieme, una grande possibilità: è stata l’occasione di andare in cascina esattamente un anno dopo che il maestro Mario ci aveva lasciato, il primo marzo del 2015.
Come ha già detto Roberto, ecco siamo qui, siamo in cascina Roberto aveva portato i suoi giocattoli, i soldati innamorati, e una proposta: ci aveva chiesto di leggere la poesia di Borges “I Giusti” e il gruppo gruppo del laboratorio ha cominciato questo percorso, questa riflessione sulla pace leggendo la poesia. Poi siamo passati alla costruzione delle nostre sagome, abbiamo scritto dei pensieri rispondendo a una domanda molto semplice: chi sono i Pacifici. Poi c’è stato un momento molto intenso di commozione quando abbiamo deposto i Pacifici, come vedete, davanti alla casa del maestro. In quel momento credo che nessuno di noi aveva la percezione che questa proposta molto semplice e giocosa potesse in qualche modo essere così feconda di idee, di passioni, di motivazioni e di ricerca.
L’idea
Accanto a me quel giorno c’era anche Emanuela e ricordo che lei, forse più di noi, ha avuto questa intuizione. Mi ha chiesto: ma tu te la sentiresti di provare a sperimentare questo progetto, quindi il percorso sul conflitto, sull’educazione alla pace nella tua scuola? Ecco, io sono tornata a Soave nella scuola dove allora insegnavo, in una classe terza di 24 bambini. Avevo già lavorato sulle tematiche del conflitto e avevamo fatto esperienza, in particolare lavorando sull’apprendimento cooperativo, prima in coppia e poi nel piccolo gruppo, affrontando i litigi, le piccole incomprensioni che nascono anche a scuola. Cercavo un aggancio che fosse motivante, perché i bambini potessero in qualche modo iniziare questo percorso. E venne da loro, come spesso accade. Io credo che se noi regaliamo a noi stessi a loro il tempo del gioco e dell’ascolto, la cura della parola, ecco, loro ci regalano delle intuizioni grandi
Quel giorno, mentre un gruppetto giocava alla corda, altri scavavano buche e gallerie nel terreno in cerca di piccoli animali. Così è nato un litigio in quel momento, perché qualcuno non trattava molto bene i bruchi. Allora sono tornata in classe, ho colto questo aspetto, adesso vedete alcuni appunti proprio dell’esperienza che abbiamo vissuto noi.
Noi abbiamo affrontato una prima fase dividendo la classe in piccoli gruppi. Di solito lavoravo lasciando all’inizio che fossero i bambini ad aggregarsi, a formare i gruppi.
Poi, con l’aiuto magari di qualche sociogramma, che so che molti insegnanti usano, pur senza voler essere sociologi, perché ci aiutano a capire la dinamica all’interno della classe, ad esempio, accogliere le leadership, ma anche e soprattutto, bambini che possono rimanere ai margini. Quindi, lavorando il gruppo, avevo dato loro la consegna di raccontare ai compagni i piccoli conflitti che vivevano nella loro esperienza quotidiana, ma anche ai quali avevano assistito.
La fase operativa
Abbiamo costruito una mappa di gruppo, di cui poi presenterò un esempio. Ma ci siamo chiesti soprattutto che cosa è il conflitto, andando a cercare le cause, che sono molte, se pensiamo anche alla nostra esperienza adulta: il possesso delle cose, la divergenza di opinioni, delle preferenze diverse nella scelta, ad esempio, dei luoghi o nell’utilizzo dei media, oppure nella scala dei valori che orientano le nostre scelte nella nostra vita. Abbiamo analizzato nei conflitti chi sono i protagonisti, i luoghi dove il conflitto può accadere, le parole. Su questo mi sono soffermata a lungo, perché penso che oggi sia necessario davvero un grande lavoro di cura della parola, se noi vediamo l’aggressività con la quale spesso le parole sono usate, le parole ostili e quindi non gentili. Come state facendo voi in questa settimana meravigliosa che avete inaugurato. Quindi, appunto, una ricerca attenta a quello che è il linguaggio. Poi abbiamo cercato le conseguenze: quali sono le possibili conseguenze di un conflitto e quali le soluzioni, che possono essere di dominio, di fuga difensiva, di chi non riesce a sopportare il conflitto oppure di negoziazione
In una seconda fase abbiamo poi letto la poesia di Borges e, raccogliendo la proposta di Roberto, abbiamo conversato sulle domande, quelle domande che trovate nel pieghevole del nostro lavoro La Carovana dei Pacifici. Anche qui ho dato tempo e spazio ai bambini di discutere in piccolo gruppo. Ci siamo presi tutto il tempo necessario, un tempo disteso, importante a mio avviso è che la scuola trovi dei tempi diversi per accendere il pensiero e mettere in comune le esperienze. Ad esempio, ho chiesto ai bambini se per essere pacifici occorreva essere molto sapienti, oppure se è necessario possedere molte cose; poi chi è pacifico; se tutti possono essere pacifici; se occorre essere degli eroi, come come oggi sentiamo spesso ripetere, e via dicendo.
Ognuno ha scritto una frase, una frase individuale molto semplice. Poi i bambini hanno messo insieme le frasi all’interno del gruppo ed è nato un piccolo testo, sulla falsariga della poesia di Borges. Soltanto alla fine di tutto questo percorso, che è stato un percorso molto ricco di riflessioni, siamo passati alla costruzione della sagoma, dopodiché in plenaria, cioè all’interno della classe, come appunto piccola società democratica che condivide il lavoro, ogni gruppo ha comunicato alla classe il proprio lavoro.
C’è stata una discussione, una lettura dei testi, la costruzione di una mappa di classe e poi ciascuno ha presentato il proprio Pacifico. Abbiamo collocato le sagome all’interno della scuola – poi racconterò come i bambini mi hanno invitata a portarli fuori dalla scuola – e poi li abbiamo anche condivise, c’è stata un’interazione con altre classi del plesso e con altre scuola, ecc.
Poi avrei messo una mappa che lascerò alla colleghe del Copernico.
Questa è la mappa, la sintesi di tutte le riflessioni che i bambini hanno fatto. Interessante notare come per loro la parola conflitto ha una valenza sostanzialmente negativa. Ecco, io ho colto questo; loro l’hanno definito come uno scontro: litigare, arrabbiarsi, picchiarsi, essere egoisti, non prestarsi le cose, fare la lotta, fare la guerra. Tra le cause che abbiamo individuato, al primo posto purtroppo ci stanno i compiti da fare, quindi una grande riflessione a mio avviso per noi insegnanti, e poi l’utilizzo dei media, della tv, la “play” ma anche del cellulare e via via tutte le altre cause. Abbiamo analizzato con chi si hanno dei conflitti: in prevalenza fratelli e sorelle, poi amici o i genitori. Sui luoghi è stato molto interessante, io non immaginavo, che molti di loro parlassero dell’automobile: il tragitto in automobile, come luogo di conflitto, oppure al telefono, oltre naturalmente a casa o in pullman. Interessante la parte sulle conseguenze: loro hanno detto che si spezza l’amicizia, c’è confusione, si fanno i dispetti, ci si vendica, si diventa tristi, ci si picchia, si resta soli e poi si resta senza il lavoro. Molti bambini hanno naturalmente anche portato esperienze di situazioni di genitori di difficoltà;; si divorzia, si è arrabbiati, si diventa violenti, ci si sente traditi e poi scoppia la guerra.
Interessante la parte sulle soluzioni, cioè cosa loro propongono per riuscire a trovare una soluzione positiva: il parlarsi; lo spiegarsi, anche qui ritorna all’importanza del linguaggio; e poi la stretta di mano, il perdono, il prestarsi le cose, il risolvere ancora con le parole, contrattare oppure l’arrendersi, il chiedere aiuto a qualcuno, ai genitori e agli amici, o manifestare in piazza laddove il conflitto naturalmente era caratterizzato da una controversia sociale.
Ecco, è un piccolo esempio di una mappa che a me è servita però molto per capire innanzitutto il pensiero dei bambini e poi lavorare sulla costruzione di dinamiche positive nella classe.
Ecco le coccinelle, 24 ragazzini e ragazzine di terza, ora in prima superiore e stanno facendo tutti la Dad, e qui si aprirebbe una grande discussione sulla modalità di far scuola in questo periodo di pandemia.
Portare i Pacifici fuori dalla scuola
Volevo sottolineare il fatto che l’idea di portare fuori i Pacifici dalla scuola è venuta da un gioco e qui ritorna il concetto che diceva prima Roberto. Questo è un percorso di riflessione giocosa; so che molte colleghe, che stasera sono collegate, hanno realizzato il progetto dei Pacifici, appunto, mettendo il gioco al centro.
I bambini mi hanno fatto una sorpresa: hanno messo i Pacifici sulla mia bici, dicendomi: maestra, ce ne possiamo andare in giro e portare la pace, scoprire se in città ci sono i Pacifici. Quindi, siamo usciti a Soave.
Ecco, eravamo in in piazzetta Mercato dei grani con i nostri Pacifici in cerchio, lì abbiamo discusso ed è stato molto interessante, perché innanzitutto hanno deciso di posizionare le sagome davanti alle alla porta principale della città e sotto le mura.
Soave è una città murata, siamo saliti al castello e li abbiamo posizionati nel ponte levatoio. Poi siamo andati in municipio – prima ho ho visto Cristina che era collegata e ha scritto che anche loro a Legnago li hanno portati in municipio – ma tantissime scuole so che sono state ricevute dal sindaco e hanno portato i pacifici con le loro richieste ai primi cittadini di piccoli paesi o di grandi città.
Noi abbiamo raccontato anche l’esperienza nel nostro giornalino Coccinelle news in modo da far veicolare l’idea e farla veramente andare lontano. E lì l’esperienza pensavo fosse conclusa, ma invece mi
sbagliavo piacevolmente. Ho scritto un piccolo pezzo su Popotus, giornale di Avvenire, poi ripreso da Tullio De Mauro in Internazionale. Siamo stati letteralmente travolti come rete di Cooperazione educativa. Abbiamo cominciato a ricevere centinaia e centinaia di richieste, innanzitutto dalle scuole, dall’infanzia fino fino all’università, ma anche da biblioteche, da parrocchie, gruppi scout, singoli cittadini, nonni, genitori, associazioni, fino ad arrivare a contare fino ad oggi quasi 20.000 Pacifici.
Proposte e prospettive
Con l’ultima slide lascio delle proposte; gli obiettivi sono quelli indicati, cioè promuovere relazioni sociali positive, attraverso un apprendimento che non sia un apprendimento direttivo ma di cooperazione; cominciare a lavorare in coppia, nei piccoli gruppi; imparare delle abilità sociali, ma imparare facendo, quindi sperimentando sul proprio vissuto per creare un interdipendenza
positiva; favorire l’empatia e l’inclusione. Ecco, oltre a lavorare sul conflitto, con il nostro progetto si potrebbe anche prendere alcuni articoli della Costituzione e riscriverli con i bambini, come abbiamo fatto con il maestro Mario Lodi, scrivendo il libro sulla Costituzione, che si può trovare alla Casa delle Arti e del Gioco, oppure utilizzando le filastrocche di Roberto Piumini o le filastrocche del nostro amico Carlo Marconi, bellissime, o altri libri, tipo quelli di Anna Sarfatti, di Gherardo Colombo e via dicendo.
Un’altra pista di lavoro potrebbe essere l’andare alla ricerca dei musei della Pace in Europa e nel mondo. Noi l’abbiamo fatto e con nostro dispiacere abbiamo scoperto che di musei della Pace ce ne sono pochissimi; quindi, occorrerà lavorare anche in questa direzione. Oppure, un’ultima idea potrebbe essere quella che ho colto anche dall’esperienza di Antonella Castagno e Alessandro Cordero di Torino: andare a fare una ricerca e semplici narrazioni sui personaggi di pace di oggi e di ieri. A Torino le colleghe della scuola Coppino lo hanno fatto in modo direi veramente bellissimo, portando grandi figure in piazza: figure di di Gandhi, di Nelson Mandela, di Madre Teresa di Calcutta, di Malala e via dicendo. Quindi, interessante anche una pista di lavoro andando a narrare di personaggi magari meno famosi meno importanti, ma che penso in ogni luogo possiamo incontrare, giorno dopo giorno, se abbiamo uno sguardo di pace nella nostra relazione con gli altri e con il mondo.
Altre risorse
- Luciana Bertinato al Copernico a gennaio 2020 (link interno)
- Sito de La carovana dei Pacifici
- I Pacifici arrivano a Corsico (link esterno) I Pacifici della Natura, racconto della classe IIC del Copernico di Corsico
- La poesia I Giusti (link interno alla sezione Una poesia al giorno)
- Mario Lodi. Un metodo di insegnamento (link a Rai Cultura)














